La sQuola, con la Q maiuscola

La qualità totale della sCuola si riflette nel domani dei ragazzi

Archivio per dicembre 2008

Istruzione tecnica: da 39 a 11 gli indirizzi di studio.

Pubblicato da lasquola su giovedì 11 dicembre 2008

Fonte.

» 2008-12-11 16:53
Scuola: al 2010 riforma superiori
Da 39 a 11 gli indirizzi degli istituti tecnici
(ANSA) – ROMA, 11 DIC – La riforma delle scuole superiori partira’ dall’anno scolastico 2010/2011. E’ quanto rende noto il ministero dell’Istruzione.E’ stata presentata ai sindacati e portata in Consiglio dei Ministri il 18 dicembre. Il provvedimento prevede l’avvio dal settembre 2009 della riforma del primo ciclo. Parte – spiega il ministero – una rivoluzione e riorganizzazione della scuola. Passera’ da 39 a 11 il numero degli indirizzi degli istituti tecnici e sara’ riorganizzato il sistema dei licei.

In dirittura d’arrivo anche il taglio all’istruzione, inteso come contenuto primario e irrinunciabile degli studi, ovvero il bagaglio di conoscenze. A seguire viene poi la capacità di ogni singolo allievo di tradurle a vantaggio delle proprie esperienze, così da utilizzarle pienamente con successo nel contesto in cui ci si troverà a operare. Tutto ciò, se sorretto dalla ripetibilità di successi nell’applicare capacità e conoscenze nelle situazioni che ci vedranno soggetti attivi, si tramuterà in competenza, valutabile solo oggettivamente.

Nella scuola elementare si studia la storia suddivisa in cinque tronconi temporali, quanti sono gli anni delle elementari appunto. Niente da dire, eccetto che tutto riviene rivisto per intero nei tre anni delle scuole medie; che cosa mai si potrà aggiungere vista la contrazione da cinque a tre anni, se non vari abbozzi qua e là. Non è finita: l’intera materia è ridistribuita in altri cinque anni, le medie superiori. Date, eventi e quant’altro tranne il rivisitare la storia come maestra di vita. Altre materie seguono più o meno la stessa sorte, accompagnando, quasi che fossero necessarie per vivere e vivere bene, il tragitto temporale di poveri ragazzi dall’età di sei anni fino a diciotto, se va tutto bene; bagaglio culturale ripetuto e ripetuto quasi che non si credesse della innata capacità di assorbire tutto ciò che viene loro trasmesso; e anche ciò che non viene trasmesso, almeno intenzionalmente, come fenomeni di prevaricazioni gratuite, violenze, bullismo. Piano piano, con il tempo si finisce con il credere che quelle nozioni sono necessarie alla nostra vita quotidiana, tanto di più quanto sarà alto quel fatidico voto finale presente sul diploma, elementare, medie e superiori; la voglia di imparare argomenti nuovi, magari presentati attraverso le nuove tecnologie tanto care agli adolescenti, piano piano va scemando e diminuisce il rendimento nello studio: in pratica, non ci si applica più…
Ciò succede soprattutto quando si sprofonda nella genericità, nella semplificazione -non nella semplicità, che invece è sempre la benvenuta quando devono essere introdotti argomenti nuovi- degli argomenti oggetti di studio, a qualsiasi livello; quello che è assente quasi sempre, complice l’inadeguatezza dei laboratori privi dell’allestimento irrinunciabile di base, è la potenzialità degli allievi di qualsiasi età a sporcarsi le proprie mani cercando e sforzandosi di riprodurre, utilizzando il proprio cervello innanzitutto e la guida del docente, nella realtà le applicazioni insite negli argomenti appresi durante le spiegazioni del docente -il trasferimento delle nozioni è parte primaria per costruire il bagaglio di conoscenze dalle quale, con le quali e tramite le quali l’allievo sarà in grado di esprimere le proprie capacità.

Un’esperienza di laboratorio di fisica in ottica sarà forse diversa se riprodotta alle medie o alle superiori? Quale il valore aggiunto all’allievo? L’allievo è quanto mai critico su ciò che fa; sa benissimo quanto ha imparato e riprodotto: <<vabbè, lo so già fare>>, ma nulla di positivo nei voti potrà ottenere se non dimostra anche a quest’altro docente di saper fare. Ogni docente fa storia a sé e il contatto tra lui e l’allievo è all’interno di questa sfera che li accomuna: il percorso degli studi negli anni dalle elementari alle superiori non tiene conto dei successi/insuccessi del singolo allievo; insomma il suo apprendimento globale è messo in discussione e dovrà iniziare daccapo ogni volta e ogni volta con metodiche diverse; anche se ne avesse imparata una e adottata a riferimento, cambia il docente, cambia la metodologia, quando, al contrario, ciò che deve essere portata avanti e rafforzata è il suo modo di approcciare, di relazionarsi, di mettersi in discussione e, di conseguenza, di formarsi come individuo a sé, autonomo. Quel che accade è il contrario: senza la guida del docente si trova senza un riferimento e fa fatica a inserirsi nel contesto quotidiano.
Non a caso…


Fonte.

» 2008-12-11 16:55
Cervello: la noia lo disconnette
La scoperta di uno scienziato dell’universita’ del Michigan
(ANSA) – ROMA, 11 DIC – La noia disconnette il cervello: le differenti regioni del cervello smettono di comunicare tra loro quando siamo annoiati. La scoperta di uno studio di Daniel Weissman dell’Universita’ del Michigan ad Ann Arbor e’ stata riportata dal magazine britannico New Scientist. I neuroscienziati hanno studiato cosa succede nel cervello quando la nostra attenzione cala a causa di un compito noioso che ci viene assegnato, quindi quando diveniamo preda di noia mortale.

Questo per dire che il modo di apprendere è proprio di ogni allievo e non può conformarsi al di fuori del suo essere. Quale valore potrà mai avere un appiattimento degli indirizzi di studio, che lo veda potenzialmente uguale agli altri e non competitivo proprio perché ha una marcia in più in un certo settore di lavoro ben definito che gli deriva dall’aver studiato con coscienza materie poco seguite dalla massa, esempio la lingua berbera.

Una contrazione di indirizzi di studio per compromettere, una volta per tutte senza equivoci, l’obiettivo dell’eccellenza; una contrazione di indirizzi di studio per dare le medesime nozioni a tutti, lo stesso bagaglio culturale a tutti, senza distinzioni; una contrazione di indirizzi di studio per non farci sentire indispensabili nella conduzione di una nostra attività lavorativa o di consulenza: cercare una persona con particolari attinenze a uno specifico settore sarà sempre più difficile e demandato al singolo che si troverà costretto a iscriversi e a seguire, una volta terminati gli studi, master, corsi di specializzazioni, attività di ricerca settoriali, per svariati anni. Allungando, in questo modo, il tempo di inserimento nella realtà lavorativa, perché a corto di quelle nozioni prima e di quelle capacità dopo che la scuola non gli ha voluto dare, in nome di una riforma che gli ha semplificato, anzi banalizzato il suo corso di studi. Banalizzati 18-6+1 anni di studio, gli anni più rigogliosi per l’apprendimento gettati a ripetere le medesime cose, come se fosse duro di comprendonio, come se fosse incapace di formarsi. Costringendolo a utilizzare le proprie risorse economiche per seguire studi non sostenuti dallo Stato, dalla scuola pubblica: la scuola deve seguire e favorire l’orientamento del singolo nell’istruirsi; con quali soldi? Se studia a tempo pieno, non può andare a lavorare per mettere da parte quei soldi che gli saranno necessari a sostenersi gli studi post-scolastici o post-universitari. Ci pensa la famiglia! Ed ecco che riaffiora la coscienza di una realtà scolastica non pubblica, ma privata, appannaggio di chi se lo può permettere

Saranno sempre di più coloro che se ne andranno all’estero; chi si ne avvede in tempo del futuro della scuola italiana, andrà a iscriversi direttamente all’estero per l’intero ciclo di studi, non solo dopo la laurea. I cervelli? Ci si preoccupa di come farli rientrare: permettendogli di avere lo scaglione Irpef del 10%, di indire posti riservati nei concorsi -ma siamo impazziti?- in nome di una preparazione acquisita fuori Italia; il ragionamento presuppone che sin d’ora la scuola italiana sia considerata dagli italiani stessi poco credibile in qualità. E, allora, a che cosa serve la riforma?

La contrazione degli indirizzi di studio. L’istruzione tecnica: Agrario in Agro-industriale e Agro-Ambientale; Industriale in Chimica, Edilizia, Elettrotecnica e Automazione, Elettronica e Telecomunicazioni, Informatica Abacus, Meccanica e Termotecnica; Commerciale in Progetto IGEA, ERICA, ITER, MERCURIO, SIRIO; Geometri; Giuridico Economico Aziendale; Ragioneria; Istruzione Professionale in Operatore gestione aziendale, Tecnico Gestione aziendale o informatico o linguistico, Operatore moda, Cucina-Sala-Bar-Segreteria, Operatore servizi alberghieri e ristorazione, Operatore servizi sociali, Tecnico servizi sociali, Tecnico servizi turistici; istruzione artistica in Pittura-Decorazione pittorica, Moda e costume, architettura e arredo.

Esempio. Settore di perito elettronico, il diploma in Elettronica e Telecomunicazioni: si impara un pò di elettronica e un pò di telecomunicazioni, compromettendo l’eccellenza e la specializzazione. Quale qualifica ci fornisce il titolo di perito in?
perito agg. (lett.) che è assai esperto, abile: essere perito in una scienza
s. m.
1 [f. -a] chi, per particolari cognizioni o competenze…
in questa definizione del dizionario delle parole italiane è insita l’eccellenza. Semmai l’indirizzo è da sdoppiare: perito elettronico e perito in telecomunicazioni. Elettrotecnica e Automazione da sdoppiare in perito elettrotecnico e perito in automazione industriale. Sono quattro indirizzi pienamente coperti in università. Non ridurre, quindi, ma specializzare, diversificare per essere competitivi.

La confusione si perfeziona con l’accorpamento delle classi di concorso: un enorme listone in cui confluiranno tutti i precari di più indirizzi, ai quali andrà una minore disponibilità di cattedre: ma è quello che si prefigge il decreto -legge è ben altra cosa, scaturisce da lavori parlamentari non da misure affrettate emanate da un ristretto numero di componenti governativi- n.137/2008. Laureati in una disciplina che si trovano, per poter lavorare e non per attuare al meglio la propria professionalità, a prendere cattedre in insegnamenti in numero maggiore che nel passato, determinando al tempo stesso un allargamento delle conoscenze del singolo docente che, per dato di fatto, non potrà che acquisire e fornire ai suoi allievi generalità e poco più sugli argomenti di un numero maggiore di materie a cui gli è permesso insegnare.

La semplicità nell’esporre i concetti ai propri allievi è frutto di eccellenza raggiunta grazie alla propria esperienza, specializzatasi nel tempo speso con gli allievi e nell’aggiornamento professionale periodico nel settore disciplinare-scientifico di appartenenza.

Come si attua l’identificazione e il rafforzamento del percorso di apprendimento di ogni singolo allievo da parte del docente? Un esempio tra tanti altri: fornendo a quest’ultimo una classe, opportunamente omogenea e calibrata, con un numero credibile di allievi; se occorre dare a ognuno l’attenzione dovuta, oltre alle lezioni comunitarie, non si può emanare circolari ministeriali -tra l’altro, di effetto nullo data l’attuazione dell’autonomia scolastica- che invitano le scuole a formare classi di venti e più alunni, con l’intento chiaro di diminuire il numero di docenti necessari e, conseguentemente, la spesa sostenuta dallo Stato, assieme all’altro intento, inconsapevole per ignoranza, di promuovere una scadente qualità degli studi.

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Scuola pubblica senza santi protettori.

Pubblicato da lasquola su venerdì 5 dicembre 2008

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» 2008-12-05 12:47
Ripristino fondi scuole private
La Cei aveva protestato per il taglio alle scuole cattoliche
(ANSA) – ROMA, 5 DIC – I fondi per le scuole paritarie ‘vengono ripristinati’: lo assicura il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas. ‘C’e’ un emendamento del relatore che ripristina – dice Vegas, a margine dei lavori della commissione Bilancio del Senato – il livello originario, vale a dire 120 mln di euro. Possono stare tranquilli, dormire su 4 cuscini”. Poco prima la Cei aveva protestato, minacciando di aprire una crisi con il governo, per i tagli alle scuole cattoliche.

Benché sancita nella Costituzione italiana, la scuola pubblica non ha santi protettori. La scuola paritaria/privata pare li abbia: la Cei aveva protestato, minacciando di aprire una crisi con il governo, per i tagli alle scuole cattoliche. Dunque, se la scuola pubblica divenisse privata -non nel senso di come lo è ora dopo gli assurdi tagli, privata, infatti, di un bel pò di sovvenzionamenti di base indiscutibili- di sicuro Santa Cei potrebbe intervenire anche a suo favore.
Far diventare scuole pubbliche le scuole cattoliche per ingraziarsi la protezione di Santa Cei?

Se fosse cattolica e avesse la voce, almeno per pregare, la scuola pubblica invocherebbe a propria protezione: <<Santa Costituzione prega per me>>.

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Ufficio Relazioni con il Pubblico virtuale del MIUR.

Pubblicato da lasquola su giovedì 4 dicembre 2008

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» 2008-12-04 12:20
Imprese: oltre meta’ ha sito web
Istat: ma le vendite on line sono ancora basse
Notizia Ansa

Notizia Ansa

(ANSA) – ROMA 4 DIC – Piu’ della meta’ delle imprese con oltre 10 dipendenti ha un proprio sito web, ma le vendite on line sono ancora piuttosto basse in Italia. Secondo l’Istat, nel 2007 il 4,8% delle imprese con almeno 10 addetti ha effettuato vendite via Internet per un valore complessivo del 2,87% del fatturato totale. Ad avvalersi piu’ frequentemente della vendite on-line sono le imprese con almeno 250 addetti (13,7%). La quota di vendite via internet e’ piu’ alta in comparti quali le attivita’ alberghiere.


Avere un sito web è soprattutto una questione di maggiore visibilità, a patto che il webmaster che crea quel sito sia in grado di farlo registrare nei motori di ricerca. Più pericoloso è dotarsi della potenzialità di E-commerce o Web-commerce, ovvero commercio elettronico, per poter vendere in tutta sicurezza e, quindi, tranquillità, i prodotti utilizzando carte di credito o bonifici o altro.
Il sito web permette di stringere rapporti più vicini alla potenziale clientela: rapporti meno costosi nel caso in cui il generico cliente voglia mettersi in contatto con l’azienda utilizzando la posta elettronica, o e-mail, anziché fax o telefono. Quest’ultimo è un ottimo servizio, potendo allegare anche documenti in formato elettronico.

http://www.istruzione.it

http://www.istruzione.it

Tuttavia, bisogna riconoscere che non è dato di conoscere la realtà che si cela dietro un sito web: molti siti sono stati creati tempo addietro e, dopo qualche tempo, diventano inattivi, facendo cadere nel vuoto qualsiasi tentativo di contatto via e-mail.

Il Ministero dell’Istruzione è ancora attivo, lo si evince dalle leggi emanate per riformare il settore scuola e università: una constatazione utile per farci avventurare nell’utilizzo di tecnologie informatiche volte a favorire il nostro contatto con detto Ministero, il sito web non è inattivo!

Il sito web contiene una miriade di informazioni utili…compreso un Ufficio Relazioni con il Pubblico del Ministero virtuale. Il modo per entrare in contatto virtuale

http://www.pubblica.istruzione.it/urp/index.shtml

http://www.pubblica.istruzione.it/urp/index.shtml

con il MIUR è cliccare sul testo entra che si trova sul lato sinistro della homepage del Ministero d’Istruzione (vedi immagine a lato). La pagina che viene visualizzata dispone di una molteplicità di tipologie di contatto: di persona, via posta tradizionale, per posta elettronica, per telefono (ben 5 numeri telefonici, con cinque operatori telefonici almeno) e via fax.

Stabilito che:

  1. non si può andare a Roma per avere una risposta alquanto immediata,
  2. si vuole risparmiare il costo della telefonata, non sapendo se l’operatore al telefono è in grado di darci una risposta e quindi trasferisca la telefonata a un impiegato del Ministero, soprattutto in questi periodi di crisi,
  3. non abbiamo un fax, oppure che vi vuole comunque risparmiare il costo della telefonata fatto con il proprio modem del computer,
  4. il tempo di risposta attraverso la posta tradizionale è lungo,

l’utilizzo della e-mail da spedire a urp@istruzione.it  è quanto mai appropriato.

E’ stata inviata una e-mail a urp@istruzione.it in data giovedì 27 novembre 2008, ore 16:26.

Oggi ancora nessuna risposta: che siano ammalati/fannulloni? Che abbiano centinaia di e-mail da evadere? Oppure l’URP virtuale del MIUR è solo un fatto istituzionale (è bene che ci sia, per cui qualche linea html in più non fa male…)?

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Ricerca: non conta solo l’età anagrafica, anzi…

Pubblicato da lasquola su mercoledì 3 dicembre 2008

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» 2008-12-02 20:28
Staminali: primi test cura infarto
Li sperimentera’ a Boston l’italiano Piero Anversa

CSC, Cellule Staminali Cardiache - Notizia ANSA

CSC, Cellule Staminali Cardiache - Notizia ANSA

(ANSA) – MILANO, 2 DIC – Cellule staminali cardiache infuse nel cuore per andare a riparare la zona infartuata, ristabilendo la contrattilita’. Lo tentera’, in uno studio preliminare sull’uomo (fase 1), l’italiano Piero Anversa, direttore del laboratorio per la medicina rigenerativa del Brigham and Womens Hospital della Harvard University di Boston. ‘Pensiamo di arruolare – ha detto Anversa – il primo paziente gia’ prima di Natale’. La sperimentazione sara’ su 40 pazienti, seguiti per due anni.


In pratica, in un cuore dopo aver subito un infarto acuto prolificano Cellule Staminali Cardiache, CSC, che vanno a riparare i tessuti colpiti dall’infarto acuto; la riproduzione delle CSC è minore, però, quando il danno è cronico. Che cosa si fa? Si prelevano le CSC dal tessuto cardiaco, le si fanno riprodurre in vitro e le si iniettano nei tessuti cardiaci mediante autotrapianto. Un effetto collaterale benefico è l’assenza di rigetto.

Piero Anversa, New York Medical Center

Piero Anversa, New York Medical Center

E’ queso l’apporto alla medicina di Piero Anversa, un italiano da Parma, che si trasferì all’età di trentatrè anni negli Stati Uniti; è professore di medicina cardiovascolare, microbiologia, patologia e immunologia, un percorso scientifico di studi ad alto livello che non ha niente a che fare con quanto succede in Italia ove dichiariamo concluso l’interazione con gli studi non appena conseguita la laurea, vista, quindi, come obiettivo finale e non come inizio di un percorso di apprendimento di eccellenza nella disciplina scelta.

Da rimarcare l’apporto di una ventina di persone, tra professori ordinari, ricercatori associati, post-dottorati e studenti in corso, che collaborano insieme nel laboratorio.

Va evidenziato che Piero Anversa ha coronato il suo successo dopo trent’anni di ricerca in medicina cardiovascolare: i cervelli non vanno identificati solo con i giovani ricercatori, giovani dal punto di vista anagrafico, gli unici che possono fare ricerca; dovranno essere iniziati a fare ricerca, con laboratori appropriati, con mezzi appropriati, con retribuzioni adeguate. Ineccepibile è l’apporto alla ricerca anche da personale non più giovane anagraficamente, dei quali bisogna tenere conto l’esperienza acquisita nel campo di interesse scientifico di base.


Un esempio lampante che dimostra quanto sia erroneo identificare i giovani come coloro che sono i più indicati per fare ricerca.

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