La sQuola, con la Q maiuscola

La qualità totale della sCuola si riflette nel domani dei ragazzi

Archivio per la categoria ‘DPR 233/1998’

Scuola: l’inefficienza è ancestrale.

Pubblicato da lasquola su lunedì 2 marzo 2009

Notizia ANSA.

» 2009-02-05 18:29
Scuola: 13, 7% prof neoassunti over50
Indagine Fondazione Agnelli, gli under 30 sono appena il 2, 5%
Non inseriamo docenti impreparati.

Non bisogna inserire docenti impreparati.

(ANSA) – ROMA, 5 FEB – Tra i 50mila assunti docenti con il piano dell’ex ministro dell’Istruzione Fioroni il 13,7% ha tra 50 e 60 anni. L’eta’ media di ingresso e’ di 41 anni e 2 mesi, ma c’e’ anche un 1,2% di over60 che rischia di andare in pensione subito dopo essere entrato in ruolo. I neoassunti con meno di 30 anni sono appena il 2,5% del totale. La fotografia emerge da un’indagine della Fondazione Agnelli anticipata dall’Espresso.


Forse l’operato della Fondazione Agnelli non ha colpe per la notizia giornalistica apparsa sull’ANSA, ha solo raccolto i dati: ciò che stona è l’interpretazione fatta sui dati stessi.

Innanzitutto, è palese il fine politico, con il piano dell’ex ministro dell’Istruzione Fioroni gettato da chi non ha mai avuto a che fare con il mondo scolastico.

Nota. Chissà a quale docente dà la colpa il giornalista che, avendo superato la scuola dell’obbligo, scrive Tra i 50mila assunti docenti con il piano invece di scrivere Tra i 50mila docenti assunti con il piano… Non si cela nemmeno dietro la licenza poetica

L’età media è sui 41: chi scrive, con la speranza di portare il lettore verso l’indignazione di una scuola vecchia e decrepita, pare non sappia come si passa di ruolo, cioè assunti a tempo indeterminato. C’è una graduatoria che viene scalata in base al tempo di insegnamento, 12 punti per almeno 6 mesi di contratto presso una scuola: è lo scatto di anzianità previsto per tutte le carriere dello Stato; se vieni chiamato dalle scuole scali la graduatoria altrimenti no. Chi viene assunto a tempo indeterminato? Per diritti indiscutibili si scorre la graduatoria iniziando dal primo che ha il maggior punteggio e man mano prendendo quelli che seguono nel numero fino a coprire i posti finanziariamente sostenibili.

L’assurdità è che non vengono assunti a tempo indeterminato anche coloro che ogni anno hanno le supplenze annuali, solo perché non esiste la copertura finanziaria. E da dove verranno i soldi per pagare questi ultimi?

Quindi, precari fino al modico punteggio di 90, 100 e oltre, cioè 100/12=8 anni almeno, nel caso fortuito di lavorare per un anno intero; ma nei primi anni, ipotizzandone 5, si fanno solo piccole supplenze; ci si laurea a 27, se va tutto bene:. I conti tornano: 8 + 27 + 5 = 40!

Vogliamo preparare gli insegnanti? La carriera universitaria da studente poco paga in materia di istruzione a terzi, troppo tecnica. Le SSIS: un paio d’anni sulle discipline pedagogiche/psicologiche e didattiche disciplinari non sono male per introdurre i primi rudimenti su educazione, istruzione e formazione. Oppure è sufficiente indire concorsi, che vertono solo sulla conoscenza tecnica della materia, e sbattere i novellini in classe con la presunzione che è sufficiente inoculare nozioni e verificare le abilità per preparare gli adolescenti?

Iscrizione dei neo laureati nella graduatoria di terza fascia di istituto: quali conoscenze sul clima di classe? Quali conoscenze sull’autonomia scolastica? Quali conoscenze sull’integrazione scolastica? Non sono eloquenti i video su YouTube? Che passino prima da una abilitazione prima di iscriversi nelle supplenze!

Pubblicato in: Decreto Legge 1 settembre 2008, dl 137/2008, DPR 233/1998, Graduatorie esaurimento, legge 137/2008, ministero istruzione, qualità nella scuola, Retribuzione insegnanti, Uncategorized | Lascia un commento »

Ola ola per avvalorare l’operato: la nuova figura della professionalità.

Pubblicato da lasquola su lunedì 2 marzo 2009

Fonte.

» 2009-02-23 16:23
Universita’: Gelmini, taglio sprechi
Brunetta, non ci sono stati tagli indiscriminati
(ANSA) – ROMA, 23 FEB – Premiare le universita’ migliori e tagliare gli sprechi: e’ questo quello che vuole fare il Governo, precisa Mariastella Gelmini. Il ministro dell’Istruzione, dopo l’appello di Napolitano da Perugia, sottolinea che ‘le preoccupazioni del Capo dello Stato sono anche le preoccupazioni del Governo’. ‘Non ci sono stati tagli indiscriminati’, replica il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta che aggiunge: ‘per la ricerca, il governo ha un’enorme attenzione’.

e


Fonte.

» 2009-02-24 10:54
Universita’: Bonaiuti, via sprechi
Commento alle dichiarazioni del presidente Napolitano
(ANSA) – ROMA, 24 FEB – ‘Abbiamo cercato di tagliare soltanto gli sprechi’. Lo dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. Intervistato da Corradino Mineo a ‘Il Caffe” di Rainews 24, Bonaiuti ha commentato le dichiarazioni del presidente Napolitano sul tema.Per Bonaiuti ‘ci sono grandi sprechi, ci sono corsi con piu’ insegnanti che discepoli, tanti corsi di laurea inutili’, ‘dobbiamo tagliare in questa giungla’. ‘Trovo giusta la preoccupazione del presidente della Repubblica’.

Se sprechi è una parola della lingua italiana, allora l’ola ola è ciò che rimane da fare ai ministri della Repubblica italiana.

Pubblicato in: autonomia scolastica, Decreto Legge 1 settembre 2008, dl 137/2008, DPR 233/1998, legge 137/2008, n. 137, Retribuzione insegnanti, riforma della scuola, Scuola paritaria, Scuola pubblica, tagli alla scuola, Uncategorized | Lascia un commento »

Contrari al DL 154/08, più vicini al commissariamento.

Pubblicato da lasquola su sabato 8 novembre 2008

Fonte.

» 2008-11-08 17:03
Scuola: Vendola, no a maestro unico
Iniziativa andra’ avanti con ricorso a Corte Costituzionale
(ANSA) – NAPOLI, 8 NOV – Il varo di norme ‘anti maestro unico’ e’ stato annunciato dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a Castel Volturno. Intervenendo agli Stati regionali della Scuola del Sud, Vendola ha proposto di redarre assieme ad altre regioni una normativa che impedisca questo tipo di restringimento e regressione. Un’iniziativa che andra’ avanti insieme con il ricorso alla Corte Costituzionale, che diverse Regioni stanno gia’ preparando.

Che la protesta per la velocità di approvazione di un decreto in un ambito come quello scolastico non di urgenza sia legittima, non ci piove.
Che la protesta sia una realtà ove possa nascere una proposta alternativa, per instaurare un dialogo che porti a cooperare insieme, e costruttiva, che porti, dunque, anche a costruire il domani basato sul più ampio consenso dei cittadini che lo esercitano tramite il Parlamento, è altresì benvenuta.
Che la protesta renda ciechi per ignorare, deplorevole quanto sia, il contenuto dell’art. 3 del decreto legge n.154/2008, forse non è la migliore iniziativa da portare avanti.
Il decreto in questione dice:

Decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154

“Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 235 del 7 ottobre 2008

Art. 1.
Disposizioni in materia di attuazione dei piani di rientro dai deficit sanitari

omissis

Art. 2.
Disposizioni di salvaguardia degli equilibri di bilancio degli enti locali

omissis

Art. 3.
Definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali

1. All’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo il comma 6 e’ inserito il seguente:

«6-bis. I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura di cui all’articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta. Gli eventuali oneri derivanti da tale nomina sono a carico delle regioni e degli enti locali.».

Pubblicato in: autonomia scolastica, Decreto Legge 1 settembre 2008, dl 137/2008, DPR 233/1998, istituti comprensivi, legge 137/2008, ministero istruzione, qualità nella scuola, riforma della scuola, Scuola paritaria, Scuola pubblica | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Guerra di numeri: chi avrà ragione?

Pubblicato da lasquola su martedì 14 ottobre 2008

Gli organi di stampa non fanno molta pubblicità al malcontento nella sCuola italiana. Ecco qui un manifesto:

I numeri nella sQuola.

Sarebbe interessante poter capire quale sia la sorgente che origina i numeri che, oramai dalla fine dello scorso anno scolastico, 2007/2008, ambedue gli schieramenti politici forniscono attraverso i media. Nel frattempo, per avere un riscontro sulla veridicità dei numeri occorrerà aspettare:

Numeri da capogiro.

Numeri da capogiro.

Le scuole con meno di 500 studenti. Ho trascorso tutto il tirocinio in una scuola grande nelle dimensioni del personale docente: circa 1200 docenti. Per loro due sale per riunione, ognuna con tre tavoli uniti a formare una u, otto sedie (di dubbia fattura – legge 286? -), due postazioni di lavoro al computer e gli armadi giusto a coprire le necessità di archivio dei registri. Collegio dei docenti ingestibile, ridotto a una mera successione di votazioni ad alzata di mano (contate da tre docenti volenterosi – o leccapiedi -). Preside assente nelle sue funzioni di dirigente scolastico, come vuole la legge sull’autonomia scolastica, che delega a vice-preside e docenti vari. Un carrozzone che va praticamente avanti per inerzia. Praticamente un mini-Ministero!
La volontà di eliminare le scuole con meno di cinquecento studenti, di fatto, va a costruire scuole di grandi dimensioni che non funzionano appieno, che vanno a rilento, che si rinnovano con lentezza, che annegano nella burocrazia.

Sotto questo aspetto, si taglia l’organico dei dirigenti scolastici!

…non solo l’organico di docenti e personale vario. Quindi, stagnazione dei corsi di preparazione per dirigenti scolastici, di relativi master per accrescerne le competenze; diminuiranno anche gli introiti delle università che allestiscono questi master…

In verità, a suggellare quanto debba essere grossa una scuola ci pensa il DPR 18 giugno 1998, n. 233, che non fa male ricordare. All’articolo 1 si legge:

Art. 1 – Finalità

  1. Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche ha la finalità di garantire l’efficace esercizio dell’autonomia prevista dall’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n.59, di dare stabilità nel tempo alle stesse istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione.
  2. Il dimensionamento è altresì finalizzato al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, mediante l’inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione.
  3. Il raggiungimento delle dimensioni stabilite a norma del comma 1 ha l’ulteriore finalità di assicurare alle istituzioni scolastiche la necessaria capacità di confronto, interazione e negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali e le associazioni operanti nell’ambito territoriale di pertinenza.

Non vi sono elementi di tipo economico, di spesa (l’istruzione non può essere paragonata a una azienda, che per funzionare bene deve produrre per essere in attivo e reinvestire). L’istruzione, se funziona davvero, fa spendere molto, per reinvestire la preparazione, raggiunta dalla popolazione scolastica, nel tessuto economico, sociale e culturale per un sano progresso. Inutile, però, richiamarne l’ottimalità, poiché il DPR si rimangia quasi tutto nell’Art.2:

Art. 2 – Parametri

  1. L’autonomia amministrativa, organizzativa, didattica e di ricerca e progettazione educativa, è riconosciuta alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ivi comprese quelle già dotate di personalità giuridica, che raggiungono dimensioni idonee a garantire l’equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell’offerta formativa. A tal fine sono definiti, a norma dell’articolo 3, gli ambiti territoriali, di ampiezza differenziata a seconda del grado di istruzione, nei quali va assicurata la permanenza e la stabilità delle suddette istituzioni, con particolare riguardo alle caratteristiche demografiche, geografiche, economiche, socio-culturali del territorio, nonché alla sua organizzazione politico-amministrativa.
  2. Ai fini indicati al comma 1, per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni; tali indici sono assunti come termini di riferimento per assicurare l’ottimale impiego delle risorse professionali e strumentali.
  3. Nelle piccole isole, nei comuni montani, nonché nelle aree geografiche contraddistinte da specificità etniche o linguistiche, gli indici di riferimento previsti dal comma 2 possono essere ridotti fino a 300 alunni per gli istituti comprensivi di scuola materna, elementare e media, o per gli istituti di istruzione secondaria superiore che comprendono corsi o sezioni di diverso ordine o tipo, previsti dal comma 6; nelle località sopra indicate che si trovino in condizioni di particolare isolamento possono, altresí, essere costituiti istituti comprensivi di scuole di ogni ordine e grado. L’indice massimo di cui al comma 2 può essere superato nelle aree ad alta densità demografica, con particolare riguardo agli istituti di istruzione secondaria con finalità formative che richiedono beni strutturali, laboratori ed officine di alto valore artistico o tecnologico.

cercando, però, di spiegarsi meglio, al comma 6 tramite l’invenzione degli istituti comprensivi,

    6. Qualora le singole scuole non raggiungano gli indici di riferimento sopra indicati, sono unificate orizzontalmente con le scuole dello stesso grado comprese nel medesimo ambito territoriale o verticalmente in istituti comprensivi, a seconda delle esigenze educative del territorio e nel rispetto della progettualità territoriale.

Accorpare tra loro scuole, eliminando quelle piccole (una scuola con 500 studenti non è assolutamente piccola!), non si riducono le spese: un’istituzIone formata da 10 elementi spende più di 10 volte la spesa sostenuta da ogni singolo elemento, se questo operasse da solo. Un ragionamento che fu seguito nel passato, quando si eliminarono le scuole della finanza per portarle tutte unite in un’unica grande scuola a Roma: si disse <<per ridurne i costi>>; e così, via la scuola di finanza dall’Elba! Un gettito di un paio di miliardi di lire all’anno, che improvvisamente venne a mancare a tutte le realtà locali, soprattutto da ottobre ad aprile. E dall’inverno del 2000 i bar e i ristoranti (almeno quelli aperti) dovettero piano piano togliere le sale con la televisione a schermo gigante, inutili per le due/tre persone nei loro locali. La conseguenza fu un ambiente ancora più triste e meno servito per tutti gli abitanti propri dell’isola d’Elba.
Per la sCuola il riferimento sono gli allievi; se occorrono dieci classi, occorreranno 10 lampadine, sia se le classi sono distribuite in due istituti scolastici sia se le classi verranno inglobate in un unico istituto (certo, risparmiate le lampadine dell’ufficio del dirigente scolastico, delle scale per entrare e uscire, degli squallidi uffici del reparto amministrativo). Parimenti per i docenti, che non potranno, per forza di cose, essere né meno né di più.
Si risparmierà l’ICI, con conseguente meno gettito ai Comuni…

Parimenti alla riforma dell’università, anche in questo caso meno ore di lezione, da 30 a 24: cinque ore al giorno e ripristino del sabato fascista! Solo che, in questo caso, ognuno non sarà costretto ad adoperarsi per il Paese.

Questo riguarderà a breve la scuola elementare.

Poi, si passerà alla scuola media.

Alla fine alle superiori.

Nessuno avrà avuto ragione, ci rimetterà SOLO anche QUELL’UNICO DOCENTE a cui verrà negato, con i tagli di natura economica, di lavorare, dopo aver acquisito varie specializzazioni necessarie (direi, quasi obbligatorie data la natura educativa e formativa della tipologia lavorativa) a espletare meglio le sue inclinazioni per l’insegnamento.

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