La sQuola, con la Q maiuscola

La qualità totale della sCuola si riflette nel domani dei ragazzi

Archivio per la categoria ‘enti locali’

sQuola, organizzazione in primis.

Pubblicato da lasquola su giovedì 22 luglio 2010

La legge sull’autonomia scolastica è in effetti una legge per la carcerazione preventiva del personale scolastico, didattica compresa.

autonomia s. f.
1 il governarsi da sé, sulla base di leggi proprie, liberamente sancite | (dir.) facoltà di autogoverno riconosciuta dallo stato agli enti amministrativi territoriali (regioni, province, comuni) in materie di interesse specifico delle comunità amministrate
2 indipendenza, libertà di pensare, d’agire

Gli istituti scolastici diventarono enti amministrativi territoriali, in materia di interesse d’istruzione, di Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: autonomia scolastica, burocrazia scolastica, enti locali, qualità nella scuola, riforma della scuola, Scuola pubblica | Lascia un commento »

Guerra di numeri: chi avrà ragione?

Pubblicato da lasquola su martedì 14 ottobre 2008

Gli organi di stampa non fanno molta pubblicità al malcontento nella sCuola italiana. Ecco qui un manifesto:

I numeri nella sQuola.

Sarebbe interessante poter capire quale sia la sorgente che origina i numeri che, oramai dalla fine dello scorso anno scolastico, 2007/2008, ambedue gli schieramenti politici forniscono attraverso i media. Nel frattempo, per avere un riscontro sulla veridicità dei numeri occorrerà aspettare:

Numeri da capogiro.

Numeri da capogiro.

Le scuole con meno di 500 studenti. Ho trascorso tutto il tirocinio in una scuola grande nelle dimensioni del personale docente: circa 1200 docenti. Per loro due sale per riunione, ognuna con tre tavoli uniti a formare una u, otto sedie (di dubbia fattura – legge 286? -), due postazioni di lavoro al computer e gli armadi giusto a coprire le necessità di archivio dei registri. Collegio dei docenti ingestibile, ridotto a una mera successione di votazioni ad alzata di mano (contate da tre docenti volenterosi – o leccapiedi -). Preside assente nelle sue funzioni di dirigente scolastico, come vuole la legge sull’autonomia scolastica, che delega a vice-preside e docenti vari. Un carrozzone che va praticamente avanti per inerzia. Praticamente un mini-Ministero!
La volontà di eliminare le scuole con meno di cinquecento studenti, di fatto, va a costruire scuole di grandi dimensioni che non funzionano appieno, che vanno a rilento, che si rinnovano con lentezza, che annegano nella burocrazia.

Sotto questo aspetto, si taglia l’organico dei dirigenti scolastici!

…non solo l’organico di docenti e personale vario. Quindi, stagnazione dei corsi di preparazione per dirigenti scolastici, di relativi master per accrescerne le competenze; diminuiranno anche gli introiti delle università che allestiscono questi master…

In verità, a suggellare quanto debba essere grossa una scuola ci pensa il DPR 18 giugno 1998, n. 233, che non fa male ricordare. All’articolo 1 si legge:

Art. 1 – Finalità

  1. Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche ha la finalità di garantire l’efficace esercizio dell’autonomia prevista dall’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n.59, di dare stabilità nel tempo alle stesse istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione.
  2. Il dimensionamento è altresì finalizzato al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, mediante l’inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione.
  3. Il raggiungimento delle dimensioni stabilite a norma del comma 1 ha l’ulteriore finalità di assicurare alle istituzioni scolastiche la necessaria capacità di confronto, interazione e negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali e le associazioni operanti nell’ambito territoriale di pertinenza.

Non vi sono elementi di tipo economico, di spesa (l’istruzione non può essere paragonata a una azienda, che per funzionare bene deve produrre per essere in attivo e reinvestire). L’istruzione, se funziona davvero, fa spendere molto, per reinvestire la preparazione, raggiunta dalla popolazione scolastica, nel tessuto economico, sociale e culturale per un sano progresso. Inutile, però, richiamarne l’ottimalità, poiché il DPR si rimangia quasi tutto nell’Art.2:

Art. 2 – Parametri

  1. L’autonomia amministrativa, organizzativa, didattica e di ricerca e progettazione educativa, è riconosciuta alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ivi comprese quelle già dotate di personalità giuridica, che raggiungono dimensioni idonee a garantire l’equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell’offerta formativa. A tal fine sono definiti, a norma dell’articolo 3, gli ambiti territoriali, di ampiezza differenziata a seconda del grado di istruzione, nei quali va assicurata la permanenza e la stabilità delle suddette istituzioni, con particolare riguardo alle caratteristiche demografiche, geografiche, economiche, socio-culturali del territorio, nonché alla sua organizzazione politico-amministrativa.
  2. Ai fini indicati al comma 1, per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni; tali indici sono assunti come termini di riferimento per assicurare l’ottimale impiego delle risorse professionali e strumentali.
  3. Nelle piccole isole, nei comuni montani, nonché nelle aree geografiche contraddistinte da specificità etniche o linguistiche, gli indici di riferimento previsti dal comma 2 possono essere ridotti fino a 300 alunni per gli istituti comprensivi di scuola materna, elementare e media, o per gli istituti di istruzione secondaria superiore che comprendono corsi o sezioni di diverso ordine o tipo, previsti dal comma 6; nelle località sopra indicate che si trovino in condizioni di particolare isolamento possono, altresí, essere costituiti istituti comprensivi di scuole di ogni ordine e grado. L’indice massimo di cui al comma 2 può essere superato nelle aree ad alta densità demografica, con particolare riguardo agli istituti di istruzione secondaria con finalità formative che richiedono beni strutturali, laboratori ed officine di alto valore artistico o tecnologico.

cercando, però, di spiegarsi meglio, al comma 6 tramite l’invenzione degli istituti comprensivi,

    6. Qualora le singole scuole non raggiungano gli indici di riferimento sopra indicati, sono unificate orizzontalmente con le scuole dello stesso grado comprese nel medesimo ambito territoriale o verticalmente in istituti comprensivi, a seconda delle esigenze educative del territorio e nel rispetto della progettualità territoriale.

Accorpare tra loro scuole, eliminando quelle piccole (una scuola con 500 studenti non è assolutamente piccola!), non si riducono le spese: un’istituzIone formata da 10 elementi spende più di 10 volte la spesa sostenuta da ogni singolo elemento, se questo operasse da solo. Un ragionamento che fu seguito nel passato, quando si eliminarono le scuole della finanza per portarle tutte unite in un’unica grande scuola a Roma: si disse <<per ridurne i costi>>; e così, via la scuola di finanza dall’Elba! Un gettito di un paio di miliardi di lire all’anno, che improvvisamente venne a mancare a tutte le realtà locali, soprattutto da ottobre ad aprile. E dall’inverno del 2000 i bar e i ristoranti (almeno quelli aperti) dovettero piano piano togliere le sale con la televisione a schermo gigante, inutili per le due/tre persone nei loro locali. La conseguenza fu un ambiente ancora più triste e meno servito per tutti gli abitanti propri dell’isola d’Elba.
Per la sCuola il riferimento sono gli allievi; se occorrono dieci classi, occorreranno 10 lampadine, sia se le classi sono distribuite in due istituti scolastici sia se le classi verranno inglobate in un unico istituto (certo, risparmiate le lampadine dell’ufficio del dirigente scolastico, delle scale per entrare e uscire, degli squallidi uffici del reparto amministrativo). Parimenti per i docenti, che non potranno, per forza di cose, essere né meno né di più.
Si risparmierà l’ICI, con conseguente meno gettito ai Comuni…

Parimenti alla riforma dell’università, anche in questo caso meno ore di lezione, da 30 a 24: cinque ore al giorno e ripristino del sabato fascista! Solo che, in questo caso, ognuno non sarà costretto ad adoperarsi per il Paese.

Questo riguarderà a breve la scuola elementare.

Poi, si passerà alla scuola media.

Alla fine alle superiori.

Nessuno avrà avuto ragione, ci rimetterà SOLO anche QUELL’UNICO DOCENTE a cui verrà negato, con i tagli di natura economica, di lavorare, dopo aver acquisito varie specializzazioni necessarie (direi, quasi obbligatorie data la natura educativa e formativa della tipologia lavorativa) a espletare meglio le sue inclinazioni per l’insegnamento.

Pubblicato in: autonomia scolastica, DPR 233/1998, enti locali, istituti comprensivi, ministero istruzione, riforma della scuola, Scuola pubblica, tagli alla scuola | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.