La sQuola, con la Q maiuscola

La qualità totale della sCuola si riflette nel domani dei ragazzi

Archivio per la categoria ‘tagli alla scuola’

L’opportunità della LIM, altro paradosso tecnologico.

Pubblicato da lasquola su martedì 29 marzo 2011

L’opportunità della LIM, altro paradosso tecnologico.

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Il mercato delle cattedre scolastiche.

Pubblicato da lasquola su martedì 29 marzo 2011

Il mercato delle cattedre scolastiche.

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Ritardi delle convocazioni USP, cui prodest?

Pubblicato da lasquola su venerdì 22 ottobre 2010

Spesa pubblica come sprecoAbituarsi, adattarsi, subire, accettare l’ineluttabilità dell’ambiente su se stessi, tutti verbi darwiniani, “An Abstract of an Essay on the Origin of Teachers and Their Varieties through Unnatural School Habits”: è così che la Scuola forgia i propri dipendenti. Uno stress continuo e dolce che frena qualsiasi proposta d’innovazione, anzi modella la stessa innovazione ai classicismi didattici da sempre improntati a favore dell’insegnante e a vedere gli Leggi il seguito di questo post »

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Da docenti precari a docenti stagionali.

Pubblicato da lasquola su lunedì 24 maggio 2010

Fonte.

Percorso:ANSA.it > Politica > News

Scuola, Pdl: spostare inizio anno a 30 settembre

Presentato ddl al Senato, si tornerebbe agli anni Sessanta

23 maggio, 19:07

Scuola, Pdl propone di spostare inizio anno a 30 settembre


ROMA – Tornare a scuola il 30 settembre, e non più a inizio o metà mese come avviene ora: è questa la proposta contenuta in un disegno di legge del senatore Giorgio Rosario Costa (Pdl) che sicuramente farebbe piacere a studenti e famiglie, ma anche al mondo del turismo che vedrebbe così allungata la stagione estiva.

Un ritorno al passato, come negli anni Sessanta/Settanta, quando la scuola iniziava i Leggi il seguito di questo post »

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Riforma della squola: la confusione non viene solo dal MIUR.

Pubblicato da lasquola su giovedì 22 aprile 2010

Un breve sguardo a due articoli. Ecco il primo.


Fonte.

17 ottobre 2009

RIFORMA GELMINI DELLA SECONDARIA: TUTTO FERMO

…omissis…

In prima pagina nel numero di ieri Leggi il seguito di questo post »

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Un Ministero sempre più d’Istruzione.

Pubblicato da lasquola su venerdì 22 gennaio 2010

Una volta c’era lo Stato, e lo Stato era presso i cittadini, e lo Stato erano i cittadini…traduzione libera rivisitata del passo Gv 1: 1. Ove ci si deve dimenticare del versetto seguente, Gv 1: 14: E lo Stato si fece realtà e venne ad abitare in mezzo ai cittadini

Infatti, non è più così, lo si è visto nel post Io, professore fannullone; e tu, Stato?, ove si evince che lo Stato non Leggi il seguito di questo post »

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Posta elettronica al Ministero d’Istruzione.

Pubblicato da lasquola su venerdì 6 novembre 2009

La casella di posta elettronica per docenti e affini.


Tutti coloro che hanno un rapporto non saltuario o temporaneo con il Ministero d’Istruzione hanno diritto a richiedere un’indirizzo Leggi il seguito di questo post »

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Statisticamente si mangia un pollo a testa,

Pubblicato da lasquola su domenica 20 settembre 2009

nella situazione in cui il 50% della popolazione mangia due polli a testa e il rimanente 50% non ne mangia affatto, pur sentendone l’odore.

Il decreto salva-precari ha sentito il bisogno di tutelare una parte della popolazione dei docenti precari, che, per effetto della crisi economica in atto, non riceveranno nessuna proposta di assunzione per l’insegnamento nella scuola pubblica in questo già avviato anno scolastico. La crisi economica non c’entra affatto; in realtà, è la sconclusionata azione del Ministero d’Istruzione, che da un lato Leggi il seguito di questo post »

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Più educazione civica, più lingue straniere…

Pubblicato da lasquola su martedì 15 settembre 2009

…includendovi, tra le straniere, anche lo studio della lingua italiana, di modo che le generazioni future evitino di scrivere maestro unico prevalente.

Questo accrocchio di tre parole è sintatticamente corretto, un sostantivo sorretto da uno o più aggettivi; è come vedrebbe l’articolazione delle parole un elaboratore elettronico preoccupato più di pronunciare bene le parole che del loro significato.
L’essere umano non può prescindere dal significato delle parole, dal significato di un insieme di parole unite correttamente dal punto di vista sintattico: l’essere umano comunica, deve prestare molta attenzione all’aspetto semantico, perché dall’altro capo del filo comunicativo c’è almeno un altro essere umano che, per capire, dovrà necessariamente attribuire il significato corretto a quanto ha ricevuto, significato che ambedue gli interlocutori avranno stabilito di comune accordo.
Lo scritto porta in sè una facilitazione nella comunicazione, non esistono eventi extralinguistici. Tuttavia, è presente l’interpretazione, Leggi il seguito di questo post »

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Misure contro la crisi nella Scuola: alla fine sarà solo guerra tra poveri.

Pubblicato da lasquola su venerdì 4 settembre 2009

Una sbirciatina sul sito web del Senato della Repubblica e si può leggere quanto segue:


Emendamenti di Commissione relativi al DDL n.1724

17.8

MARIAPIA GARAVAGLIA, RUSCONI, MERCATALI, LEGNINI, BASTICO, CERUTI, VITTORIA FRANCO, MARCUCCI, ANNA MARIA SERAFINI, VERONESI, VITA

Dopo il comma 25 aggiungere i seguenti:

«25-bis. Dal 1º settembre 2009, al personale della scuola che nell’anno scolastico 2008/2009 ha prestato servizio con incarico a tempo determinato, per un periodo non inferiore a 180 giorni e non riassunto, spetta l’indennità di disoccupazione. Le percentuali di commisurazione alla retribuzione e la durata dei trattamenti di disoccupazione previsti dall’articolo 1, commi 25 e 26, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, sono fissate nella misura del 60 per cento per i primi 12 mesi e nella misura del 50 per cento per ulteriori 12 mesi. L’indennità di disoccupazione è sospesa per i periodi in cui gli interessati prestano servizio con contratto a tempo determinato. L’indennità di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro.

25-ter. All’onere derivante dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 25-bis, valutato nel limite massimo di 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009, si provvede, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, mediante l’incremento uniforme delle aliquote di base dell’imposta di consumo tabacchi lavorati prevista dal comma 1 dell’articolo 28 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, al fine di assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009».


La volontà di arginare la crisi nel comparto docente è notevole, ma si traduce, alla fine, in misure discriminatorie anche da coloro che cavalcano le ondate di proteste dei docenti precari, in riferimento al diverso indirizzo politico. Insomma, si viene ritenuti docenti o prof. o insegnanti solo se si è prestato servizio con incarico annuale (letto il post La roulette dei posti disponibili, non si sa se si deba intendere O.D. -supplenza fino al 31 agosto- oppure O.F. -supplenza fino al 30 giugno- mentre gli altri sono banalmente supplenti: ma non si dice ugualmente supplenti annuali?
La proposta, registrata tra gli emendamenti al DDL 1274, ricalca perfettamente le misure anticrisi varate nel 2008, misure che Leggi il seguito di questo post »

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MIUR, tagli nel 2008, sprechi nel 2009.

Pubblicato da lasquola su mercoledì 2 settembre 2009

Andava racimolato denaro, 7 miliardi e 800 milioni di euro in quatttro anni, in gran parte è stato tolto al comparto Istruzione; comparto che deve ricevere, tra altre priorità, tutte le migliori attenzioni poiché ci si gioca l’istruzione dei nostri figli.

Se ne era già parlato il 21 luglio scorso nel post Scuole, per risparmiare si finisce per spendere di più. Lo Stato, nella figura del MIUR, ha una sola faccia: dove taglia indiscriminatamente, minando anche i diritti acquisiti, e dove non si accorge degli sprechi in atto; ciò avviene anche nel comparto Istruzione. Non avendo avuto tempo sufficiente da agosto 2008 ad agosto 2009 per poter rivedere le norme introdotte nel biennio precedente, il MIUR -pensando solo a tagliare il numero di docenti nella scuola primaria eliminando/riducendo parte della copresenza degli insegnanti in aula- raccoglie buona parte delle norme già esistenti; si parla della seguente disposizione presente nel D.M. del 13 giugno 2007 (f.to IL MINISTRO Giuseppe Fioroni) . Si legge, art.1 comma 4 che:


ARTICOLO 1
(Disponibilità di posti e tipologia di supplenze)
  1. …omissis…
    1. …omissis…
    2. …omissis…
    3. …omissis…
  2. …omissis…
  3. …omissis…
  4. Per le ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, si dà luogo, in applicazione del comma 4 dell’articolo 22 della legge finanziaria 28 dicembre 2001, n. 448, all’attribuzione, con il consenso degli interessati,dei citati spezzoni ai docenti in servizio nella scuola, in possesso di specifica abilitazione, come ore aggiuntive oltre l’orario d’obbligo, fino ad un massimo di 24 ore settimanali.

Si diceva dove taglia indiscriminatamente, minando anche i diritti acquisiti. Il MIUR non aveva riconosciuto che ai Leggi il seguito di questo post »

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Regole per diventare insegnante?

Pubblicato da lasquola su venerdì 28 agosto 2009

Fonte.

SCUOLA: MIUR, PRONTE LE NUOVE REGOLE PER DIVENTARE INSEGNANTE

ultimo aggiornamento: 28 agosto, ore 10:5

Roma, 28 ago. (Adnkronos) – Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica, assunzioni solo in base alla necessita’ per evitare il precariato, piu’ inglese e competenze tecnologiche. Sono alcune delle novita’ contenute nel regolamento presentato dal ministro dell’Istruzione Universita’ e Ricerca, Mariastella Gelmini con cui cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti. Con le novita’ introdotte, afferma Gelmini ”si passa dal semplice sapere al sapere insegnare. Con il nuovo tirocinio ci si forma anche sul campo”.
Il prosieguo dell’articolo Adnkronos in fondo a questo post.


E’ opinione comune, tra quel popolino che ammira e resta estasiato di fronte a coloro che hanno potuto studiare a scuola, di pensare ai dirigenti, ai manager, ai ministri della Repubblica come di persone “competenti” nell’ambito in cui andranno ad amministrare. In realtà c’è bisogno di conoscenze nell’ambito in cui si andrà a gestire, meno di abilità, figuriamoci di competenze; comunemente parlando, è d’uopo dire che queste gestori di un particolare sistema debbano essere competenti e si lasci, per ora, passare questa parolona.

La gaffe “Con il nuovo tirocinio ci si forma anche sul campo” risuona forte! Conferma che l’opinione di quel popolino che si diceva poc’anzi è corretta, non è parte di un passato che non può essere ancora presente ed essere d’insegnamento a chi si affaccia alla vita di tutti i giorni. Che il Ministro non sappia che cosa siano i corsi SSIS, anche se si è dato da fare ad abrogarli subito? Forse lo sa, ma è andato vicino, molto vicino a dare l’impressione che non era al corrente di che cosa fossero, del loro obiettivo e del fatto che funzionassero (solo per ragioni di diretta esperienza)!

Un anno di tirocinio. E qui la novità del MIUR? Che cosa s’intende per tirocinio? La notizia non lascia spazi a chiarire che cosa Leggi il seguito di questo post »

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Scuole, per risparmiare si finisce per spendere di più.

Pubblicato da lasquola su martedì 21 luglio 2009

Tutto inizia dall’estate 2008, quando, nel giro di soli 9 minuti, si definisce una finanziaria valida per almeno tre anni. Il primo comparto a soffrire è la scuola, quella pubblica (quella privata è senza redini, nel caos, irriverente nei contratti, senza controllo da parte dello Stato).

I primi a pagarne le conseguenze sono stati i docenti precari; meno cattedre, con l’aumento del numero di alunni per classe sulla basi di circolari ministeriali che non hanno niente a che vedere su questo argomento grazie all’autonomia scolastica…si sa, i presidi sono Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: autonomia scolastica, Biennio 2009/2011, convocazioni, D.M. 56/09, docenti precari, graduatorie d'istituto I fascia, graduatorie d'istituto III fascia, Graduatorie esaurimento, Graduatorie personale docente, legge 137/2008, Ministero d'Istruzione, ministero istruzione, MIUR, Modello B, n. 137, qualità nella scuola, Scuola pubblica, supplenze, tagli alla scuola | Lascia un commento »

Convocazioni delle supplenze nelle scuole.

Pubblicato da lasquola su sabato 18 aprile 2009

La riduzione degli sprechi nel comparto istruzione (quello formazione è pressoché inesistente) non è andato tutto nella giusta direzione.

A fronte dell’esiguo ammontare dei finanziamenti, i dirigenti scolastici hanno smesso di nominare supplenti, impiegando il personale docente già in forze: se va bene, altrimenti impiega bidelli e altro personale scolastico almeno con la speranza di tenere buoni gli studenti . In questo modo, l’offerta d’istruzione ai ragazzi, che rappresentano l’investimento per il futuro, cala di qualità.

Ma.

C’è un ma! Regole retrograde a cui nemmeno la legge per l’autonomia scolastica ha messo mano (c’è poca da fare, è improbabile che un impiegato del Ministero seduto al tavolo possa aver chiaro della situazione scolastica reale…): fior fiore di soldi che si spendono per inviare telegrammi o fonogrammi.

Intanto, ovviamente, i supplenti stanno attenti alle fregature ovviando alla chiamata per telefono, sia sul numero di telefono fisso a casa, per cui non si può uscire per non perdere l’eventuale telefonata, sia sul telefonino, per non sentirsi dire <<…l’utente non è raggiungibile…>>, <<…abbiamo provveduto a chiamare un altro supplente…>>.

E’ ora di aggiornarsi. Perché non introdurre la chiamata via SMS? Obbligando nel contempo la Scuola a tenere traccia degli SMS inviati, facendo uso del messaggio di ritorno che ci riviene recapitato nel momento in cui l’utente, che ha ricevuto l’SMS, ha letto effettivamente il messaggio che la Scuola gli ha inviato.

Quest’anno nessuna supplenza pur essendo nella graduatoria a esaurimento; il dubbio rimane: con la nuova domanda di aggiornamento metterò come primo metodo di chiamata l’invio del telegramma, che è più sicuro, visto che esiste la traccia dell’effettivo invio del telegramma e della ricevuta di effettivo ricevimento. Vecchi metodi, magari dispendiosi -almeno fintanto che esisteranno i precari e il bisogno di supplenti e le graduatorie- ma sicuri. Il telefono, a fronte di possibili giochi per favorire i supplenti conosciuti, è un alibi per tutti quei dirigenti che non hanno a cuore la qualità della Scuola.

Il Solito Impiegato del Ministero ha voluto innovare, introducendo la modalità di essere chiamati via e-mail; non conoscendo appieno il viaggio di una e-mail, ha pensato che l’e-mail fosse di ricevimento immediato; che fosse sicura nel contenuto, ignorando che passa attraverso molti server di posta. E in ultimo: ci si figuri, a fronte di tutti gli avvisi a non passare ore davanti al pc collegato su internet, a stare tutto il giorno a sperare di ricevere l’e-mail per la chiamata alle supplenze.

La chiamata via telegramma. La soluzione cartacea è più sicura e incontrovertibile, ovviamente se il postino arriva per tempo…e non vi lascia invece un fogliettino con l’invito a recarsi presso l’Ufficio Postale…

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Ola ola per avvalorare l’operato: la nuova figura della professionalità.

Pubblicato da lasquola su lunedì 2 marzo 2009

Fonte.

» 2009-02-23 16:23
Universita’: Gelmini, taglio sprechi
Brunetta, non ci sono stati tagli indiscriminati
(ANSA) – ROMA, 23 FEB – Premiare le universita’ migliori e tagliare gli sprechi: e’ questo quello che vuole fare il Governo, precisa Mariastella Gelmini. Il ministro dell’Istruzione, dopo l’appello di Napolitano da Perugia, sottolinea che ‘le preoccupazioni del Capo dello Stato sono anche le preoccupazioni del Governo’. ‘Non ci sono stati tagli indiscriminati’, replica il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta che aggiunge: ‘per la ricerca, il governo ha un’enorme attenzione’.

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Fonte.

» 2009-02-24 10:54
Universita’: Bonaiuti, via sprechi
Commento alle dichiarazioni del presidente Napolitano
(ANSA) – ROMA, 24 FEB – ‘Abbiamo cercato di tagliare soltanto gli sprechi’. Lo dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. Intervistato da Corradino Mineo a ‘Il Caffe” di Rainews 24, Bonaiuti ha commentato le dichiarazioni del presidente Napolitano sul tema.Per Bonaiuti ‘ci sono grandi sprechi, ci sono corsi con piu’ insegnanti che discepoli, tanti corsi di laurea inutili’, ‘dobbiamo tagliare in questa giungla’. ‘Trovo giusta la preoccupazione del presidente della Repubblica’.

Se sprechi è una parola della lingua italiana, allora l’ola ola è ciò che rimane da fare ai ministri della Repubblica italiana.

Pubblicato in: autonomia scolastica, Decreto Legge 1 settembre 2008, dl 137/2008, DPR 233/1998, legge 137/2008, n. 137, Retribuzione insegnanti, riforma della scuola, Scuola paritaria, Scuola pubblica, tagli alla scuola, Uncategorized | Lascia un commento »

Istruzione tecnica: da 39 a 11 gli indirizzi di studio.

Pubblicato da lasquola su giovedì 11 dicembre 2008

Fonte.

» 2008-12-11 16:53
Scuola: al 2010 riforma superiori
Da 39 a 11 gli indirizzi degli istituti tecnici
(ANSA) – ROMA, 11 DIC – La riforma delle scuole superiori partira’ dall’anno scolastico 2010/2011. E’ quanto rende noto il ministero dell’Istruzione.E’ stata presentata ai sindacati e portata in Consiglio dei Ministri il 18 dicembre. Il provvedimento prevede l’avvio dal settembre 2009 della riforma del primo ciclo. Parte – spiega il ministero – una rivoluzione e riorganizzazione della scuola. Passera’ da 39 a 11 il numero degli indirizzi degli istituti tecnici e sara’ riorganizzato il sistema dei licei.

In dirittura d’arrivo anche il taglio all’istruzione, inteso come contenuto primario e irrinunciabile degli studi, ovvero il bagaglio di conoscenze. A seguire viene poi la capacità di ogni singolo allievo di tradurle a vantaggio delle proprie esperienze, così da utilizzarle pienamente con successo nel contesto in cui ci si troverà a operare. Tutto ciò, se sorretto dalla ripetibilità di successi nell’applicare capacità e conoscenze nelle situazioni che ci vedranno soggetti attivi, si tramuterà in competenza, valutabile solo oggettivamente.

Nella scuola elementare si studia la storia suddivisa in cinque tronconi temporali, quanti sono gli anni delle elementari appunto. Niente da dire, eccetto che tutto riviene rivisto per intero nei tre anni delle scuole medie; che cosa mai si potrà aggiungere vista la contrazione da cinque a tre anni, se non vari abbozzi qua e là. Non è finita: l’intera materia è ridistribuita in altri cinque anni, le medie superiori. Date, eventi e quant’altro tranne il rivisitare la storia come maestra di vita. Altre materie seguono più o meno la stessa sorte, accompagnando, quasi che fossero necessarie per vivere e vivere bene, il tragitto temporale di poveri ragazzi dall’età di sei anni fino a diciotto, se va tutto bene; bagaglio culturale ripetuto e ripetuto quasi che non si credesse della innata capacità di assorbire tutto ciò che viene loro trasmesso; e anche ciò che non viene trasmesso, almeno intenzionalmente, come fenomeni di prevaricazioni gratuite, violenze, bullismo. Piano piano, con il tempo si finisce con il credere che quelle nozioni sono necessarie alla nostra vita quotidiana, tanto di più quanto sarà alto quel fatidico voto finale presente sul diploma, elementare, medie e superiori; la voglia di imparare argomenti nuovi, magari presentati attraverso le nuove tecnologie tanto care agli adolescenti, piano piano va scemando e diminuisce il rendimento nello studio: in pratica, non ci si applica più…
Ciò succede soprattutto quando si sprofonda nella genericità, nella semplificazione -non nella semplicità, che invece è sempre la benvenuta quando devono essere introdotti argomenti nuovi- degli argomenti oggetti di studio, a qualsiasi livello; quello che è assente quasi sempre, complice l’inadeguatezza dei laboratori privi dell’allestimento irrinunciabile di base, è la potenzialità degli allievi di qualsiasi età a sporcarsi le proprie mani cercando e sforzandosi di riprodurre, utilizzando il proprio cervello innanzitutto e la guida del docente, nella realtà le applicazioni insite negli argomenti appresi durante le spiegazioni del docente -il trasferimento delle nozioni è parte primaria per costruire il bagaglio di conoscenze dalle quale, con le quali e tramite le quali l’allievo sarà in grado di esprimere le proprie capacità.

Un’esperienza di laboratorio di fisica in ottica sarà forse diversa se riprodotta alle medie o alle superiori? Quale il valore aggiunto all’allievo? L’allievo è quanto mai critico su ciò che fa; sa benissimo quanto ha imparato e riprodotto: <<vabbè, lo so già fare>>, ma nulla di positivo nei voti potrà ottenere se non dimostra anche a quest’altro docente di saper fare. Ogni docente fa storia a sé e il contatto tra lui e l’allievo è all’interno di questa sfera che li accomuna: il percorso degli studi negli anni dalle elementari alle superiori non tiene conto dei successi/insuccessi del singolo allievo; insomma il suo apprendimento globale è messo in discussione e dovrà iniziare daccapo ogni volta e ogni volta con metodiche diverse; anche se ne avesse imparata una e adottata a riferimento, cambia il docente, cambia la metodologia, quando, al contrario, ciò che deve essere portata avanti e rafforzata è il suo modo di approcciare, di relazionarsi, di mettersi in discussione e, di conseguenza, di formarsi come individuo a sé, autonomo. Quel che accade è il contrario: senza la guida del docente si trova senza un riferimento e fa fatica a inserirsi nel contesto quotidiano.
Non a caso…


Fonte.

» 2008-12-11 16:55
Cervello: la noia lo disconnette
La scoperta di uno scienziato dell’universita’ del Michigan
(ANSA) – ROMA, 11 DIC – La noia disconnette il cervello: le differenti regioni del cervello smettono di comunicare tra loro quando siamo annoiati. La scoperta di uno studio di Daniel Weissman dell’Universita’ del Michigan ad Ann Arbor e’ stata riportata dal magazine britannico New Scientist. I neuroscienziati hanno studiato cosa succede nel cervello quando la nostra attenzione cala a causa di un compito noioso che ci viene assegnato, quindi quando diveniamo preda di noia mortale.

Questo per dire che il modo di apprendere è proprio di ogni allievo e non può conformarsi al di fuori del suo essere. Quale valore potrà mai avere un appiattimento degli indirizzi di studio, che lo veda potenzialmente uguale agli altri e non competitivo proprio perché ha una marcia in più in un certo settore di lavoro ben definito che gli deriva dall’aver studiato con coscienza materie poco seguite dalla massa, esempio la lingua berbera.

Una contrazione di indirizzi di studio per compromettere, una volta per tutte senza equivoci, l’obiettivo dell’eccellenza; una contrazione di indirizzi di studio per dare le medesime nozioni a tutti, lo stesso bagaglio culturale a tutti, senza distinzioni; una contrazione di indirizzi di studio per non farci sentire indispensabili nella conduzione di una nostra attività lavorativa o di consulenza: cercare una persona con particolari attinenze a uno specifico settore sarà sempre più difficile e demandato al singolo che si troverà costretto a iscriversi e a seguire, una volta terminati gli studi, master, corsi di specializzazioni, attività di ricerca settoriali, per svariati anni. Allungando, in questo modo, il tempo di inserimento nella realtà lavorativa, perché a corto di quelle nozioni prima e di quelle capacità dopo che la scuola non gli ha voluto dare, in nome di una riforma che gli ha semplificato, anzi banalizzato il suo corso di studi. Banalizzati 18-6+1 anni di studio, gli anni più rigogliosi per l’apprendimento gettati a ripetere le medesime cose, come se fosse duro di comprendonio, come se fosse incapace di formarsi. Costringendolo a utilizzare le proprie risorse economiche per seguire studi non sostenuti dallo Stato, dalla scuola pubblica: la scuola deve seguire e favorire l’orientamento del singolo nell’istruirsi; con quali soldi? Se studia a tempo pieno, non può andare a lavorare per mettere da parte quei soldi che gli saranno necessari a sostenersi gli studi post-scolastici o post-universitari. Ci pensa la famiglia! Ed ecco che riaffiora la coscienza di una realtà scolastica non pubblica, ma privata, appannaggio di chi se lo può permettere

Saranno sempre di più coloro che se ne andranno all’estero; chi si ne avvede in tempo del futuro della scuola italiana, andrà a iscriversi direttamente all’estero per l’intero ciclo di studi, non solo dopo la laurea. I cervelli? Ci si preoccupa di come farli rientrare: permettendogli di avere lo scaglione Irpef del 10%, di indire posti riservati nei concorsi -ma siamo impazziti?- in nome di una preparazione acquisita fuori Italia; il ragionamento presuppone che sin d’ora la scuola italiana sia considerata dagli italiani stessi poco credibile in qualità. E, allora, a che cosa serve la riforma?

La contrazione degli indirizzi di studio. L’istruzione tecnica: Agrario in Agro-industriale e Agro-Ambientale; Industriale in Chimica, Edilizia, Elettrotecnica e Automazione, Elettronica e Telecomunicazioni, Informatica Abacus, Meccanica e Termotecnica; Commerciale in Progetto IGEA, ERICA, ITER, MERCURIO, SIRIO; Geometri; Giuridico Economico Aziendale; Ragioneria; Istruzione Professionale in Operatore gestione aziendale, Tecnico Gestione aziendale o informatico o linguistico, Operatore moda, Cucina-Sala-Bar-Segreteria, Operatore servizi alberghieri e ristorazione, Operatore servizi sociali, Tecnico servizi sociali, Tecnico servizi turistici; istruzione artistica in Pittura-Decorazione pittorica, Moda e costume, architettura e arredo.

Esempio. Settore di perito elettronico, il diploma in Elettronica e Telecomunicazioni: si impara un pò di elettronica e un pò di telecomunicazioni, compromettendo l’eccellenza e la specializzazione. Quale qualifica ci fornisce il titolo di perito in?
perito agg. (lett.) che è assai esperto, abile: essere perito in una scienza
s. m.
1 [f. -a] chi, per particolari cognizioni o competenze…
in questa definizione del dizionario delle parole italiane è insita l’eccellenza. Semmai l’indirizzo è da sdoppiare: perito elettronico e perito in telecomunicazioni. Elettrotecnica e Automazione da sdoppiare in perito elettrotecnico e perito in automazione industriale. Sono quattro indirizzi pienamente coperti in università. Non ridurre, quindi, ma specializzare, diversificare per essere competitivi.

La confusione si perfeziona con l’accorpamento delle classi di concorso: un enorme listone in cui confluiranno tutti i precari di più indirizzi, ai quali andrà una minore disponibilità di cattedre: ma è quello che si prefigge il decreto -legge è ben altra cosa, scaturisce da lavori parlamentari non da misure affrettate emanate da un ristretto numero di componenti governativi- n.137/2008. Laureati in una disciplina che si trovano, per poter lavorare e non per attuare al meglio la propria professionalità, a prendere cattedre in insegnamenti in numero maggiore che nel passato, determinando al tempo stesso un allargamento delle conoscenze del singolo docente che, per dato di fatto, non potrà che acquisire e fornire ai suoi allievi generalità e poco più sugli argomenti di un numero maggiore di materie a cui gli è permesso insegnare.

La semplicità nell’esporre i concetti ai propri allievi è frutto di eccellenza raggiunta grazie alla propria esperienza, specializzatasi nel tempo speso con gli allievi e nell’aggiornamento professionale periodico nel settore disciplinare-scientifico di appartenenza.

Come si attua l’identificazione e il rafforzamento del percorso di apprendimento di ogni singolo allievo da parte del docente? Un esempio tra tanti altri: fornendo a quest’ultimo una classe, opportunamente omogenea e calibrata, con un numero credibile di allievi; se occorre dare a ognuno l’attenzione dovuta, oltre alle lezioni comunitarie, non si può emanare circolari ministeriali -tra l’altro, di effetto nullo data l’attuazione dell’autonomia scolastica- che invitano le scuole a formare classi di venti e più alunni, con l’intento chiaro di diminuire il numero di docenti necessari e, conseguentemente, la spesa sostenuta dallo Stato, assieme all’altro intento, inconsapevole per ignoranza, di promuovere una scadente qualità degli studi.

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Permettersi gli studi universitari: ritornerà un privilegio di pochi.

Pubblicato da lasquola su sabato 15 novembre 2008

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» 2008-11-15 14:17
Scuola: Gelmini, sto con i giovani
Universita’, diritto allo studio non e’ averla sotto casa
(ANSA) – MONTECATINI TERME (PISTOIA), 15 NOV -’Dobbiamo avere il coraggio di cambiare: chi sta con i giovani deve percorrere strade nuove’, dice Mariastella Gelmini. Parlando ai giovani dei Circoli del buongoverno, il ministro dell’Istruzione ha rivendicato l’umilta’ del suo impegno in questo settore e la voglia di dare un contributo al Paese. Il ministro ha rivendicato anche con ‘orgoglio’ il decreto legge sull’Universita’ sottolineando che ‘il diritto allo studio non significa averla sotto casa’.

Il numero di sedi universitarie è un argomento trattato nel blog Due o tre cose, non di più.
Il diritto allo studio lo si ottiene anche facilitandone il raggiungimento. La scuola è pubblica proprio perché supera le difficoltà della gente a mandare i propri figli a istruirsi, a capire con la propria testa ciò che viene detto e scritto da coloro con cui si troveranno a convivere nell’ambiente lavorativo, nella comunità in cui si vive. Le sedi scolastiche sono disseminate nel territorio proprio per permettere a tutti di accedervi fisicamente, senza ulteriori spese di viaggi o di affitti di una camera, anche in famiglia, nel capoluogo; viaggiare in una scuola di maggior pregio deve rappresentare una decisione valutata autonomamente, in cui si saranno valutati tutti gli aspetti economici del caso, e non costretta perché le sedi universitarie verranno raccolte in un solo luogo.
Una sede scolastica si troverà in un certo luogo; se qualcuno nascerà in una famiglia che abita vicino a una sede universitaria si troverà indubbiamente avvantaggiato, mentre chi nascerà in una famiglia povera, che non si potrà permettere una camera nel capoluogo e l’abbonamento ADSL per usufruire della didattica a distanza (i costi di abbonamenti ADSL sono pressoché uguali in tutte le società di telecomunicazioni, qui si dovrebbe intervenire…), dovrà rassegnarsi, pur possedendo abbastanza materia grigia, a un livello di scolarizzazione basso. Questo è inaccettabile nel terzo millennio.

Perché, invece, la finanziaria 2009, di concerto con il Ministro d’Istruzione, non ha previsto di poter detrarre anche l’affitto di camere studenti o di appartamenti affittati a più di uno studente dalla dichiarazione dei redditi? Forse, in questo modo, non si fanno uscire allo scoperto tutti gli affitti in nero, che, oltretutto, hanno un ammontare mensile spropositato e non calmierato, al di fuori di ogni logica di mercato?

Scuola pubblica è sinonimo di capillarità dell’istruzione insieme a uniformità, a livelli alti di eccellenza, dell’istruzione stessa per tutti. Si sa che le famiglie cercano di capire quali docenti offrano migliori garanzie di istruzioni per i propri figli chiedendo all’atto di iscrizione una cera classe anziché un’altra; e non è raro che, non potendo offrire quel docente specifico ai propri figli per il fatto che assegnare a sorteggio alunni alle classi è altresì deleterio e compromettente per l’educazione scolastica dei ragazzi, si scelga un’altra scuola, sobbarcandosi anche spese aggiuntive, ma a tutto vantaggio per i propri figli.

Togliere le sedi distaccate non significa aumentare la qualità degli studi. La qualità dell’insegnamento non è legato alla struttura edilizia universitaria.

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sQuola = sCuola oggetto di disputa politica

Pubblicato da lasquola su lunedì 10 novembre 2008

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» 2008-11-10 17:25
Veltroni: stop dl scuola e confronto
Lettera del segretario del Pd a Tremonti e Gelmini
(ANSA) – ROMA, 10 NOV – Il segretario del Pd, Walter Veltroni, affida le sue richieste sul tema della scuola a una lettera ai ministri Tremonti e Gelmini. Veltroni chiede la ‘sospensione degli effetti del decreto Gelmini ormai approvato’, di ‘modificare con la legge finanziaria le scelte di bilancio sulla scuola e sull’universita’ fatte in estate con la manovra triennale’, l’apertura di un tavolo di ‘confronto’ con ‘le parti sociali, il mondo della scuola e le forze di opposizione’ sul tema della scuola.

Fiumi di lavori eccellenti sulla sCuola da pedagogisti e psicologi andranno in fumo a causa della disputa politica, che comporterà inevitabilmente soluzioni di compromesso.
La qualità non passa attraverso compromessi, ma la si raggiunge lavorando per l’eccellenza.

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Misure di efficienza nell’università: il tempo impiegato per laurearsi?

Pubblicato da lasquola su domenica 9 novembre 2008

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» 2008-11-09 15:14
Universita’: fuoricorso, piu’ rigore
Allo stidio del ministero incentivi per chi laurea in tempi
Notizia Ansa

Notizia Ansa

(ANSA) – ROMA, 9 NOV – Allo studio del ministero dell’Universita’ incentivi a chi si laurea negli anni previsti, o limitando al minimo il periodo fuori corso. Non solo tagli, piu’ efficienza e nuove regole per i concorsi, quindi, nella riforma degli atenei ma anche una sferzata ai ‘bamboccioni’, con norme piu’ rigide per chi passa troppo tempo nelle facolta’ senza arrivare alla laurea.


Esistono università che suddividono l’anno accademico in tre tronconi temporali, a iniziare già dal primo anno; gli studenti appena diplomati, dunque, abituati a tutto un altri tipo di metodo di studio si trovano forzatamente coinvolti in una corsa, sia nel seguire le materie sia nel sostenere gli esami nel brevissimo tempo a loro disposizione.
I diplomati si trovano a seguire una decina di materie in tutto, suddivise in un primo troncone da ottobre a inizio dicembre, in un secondo da gennaio a inizio marzo e un terzo da metà aprile a fine giugno, con ogni materia avente una durata di circa 60 ore al massimo.
Gli esami si sostengono a fine corso con una prova scritta seguita da una prova orale; nel giro di poco più di un mese dovranno sostenere i tre esami per un totale di sei prove per ogni sessione, che sono tre all’anno: questo se supereranno positivamente gli esami. Gli appelli sono due per ogni materia a sessione (le sovrapposizioni delle date dei singoli esami è all’ordine del giorno, n.d.r.), per cui per ogni prova di esame negativa si sommano altre due prove, la scritta seguita dall’orale. E’ facile intuire quanto sia deleterio questo tipo di approccio allo studio universitario, con conseguente abbassamento della media dei voti e qualità dell’apprendimento; quest’ultimo è praticamente inesistente e indirizzato al mero superamento degli esami di profitto. Inutile far osservare quanto sia ridotto il tempo per approfondire gli argomenti appresi a lezione, per cui tutti gli sforzi si riducono a superare gli esami. E non si può fare gli schizzinosi sul voto conseguito: se vale la relazione tra voto e bravura nella materia certamente non si può che prendere atto dell’ impossibilità di raggiungere l’eccellenza ripetendo l’esame, in maniera da capire che cosa non ha funzionato durante la preparazione dell’esame; il voto va preso, non lo si può rifiutare; la coscienza che conseguire la laurea è importante a tutti i costi, poi, non fa che peggiorare la situazione.

Non è quindi possibile impostare, per il miglior apprendimento delle conoscenze che vengono riversate a fiumi durante le lezioni, il proprio metodo di studio: eh, sì proprio quello che contraddistingue uno studente da un altro, fermo restando l’obiettivo di conseguire la padronanza degli argomenti oggetto della qualifica universitaria. Proprio quello che differenzia l’ipermedialità dalla multimedialità, la prima a favore dell’allievo, la seconda a favore del docente, esclusivo gestore dei prodotti tecnologici per l’educazione. E’ proprio nella modalità comunicativa diversificata che si aiuta l’allievo (non più studente) a migliorare il proprio stile di apprendimento, o almeno a renderlo consapevole che ha un proprio stile di apprendimento: a chi è più consono il libro di testo, a chi la comunicazione visiva, a chi quella verbale, a chi l’operatività pratica senza la quale non riesce a mettersi in relazione e a dare un senso alle lezioni cosiddette frontali, importantissime, tra l’altro, per costruire il terreno, intriso di nozioni, su cui si muoveranno gli allievi. L’obiettivo da conseguire è l’apprendimento dell’allievo, più o meno lungo temporalmente, più o meno bisognoso di aiuti da parte dei docenti, di attrezzature ausiliarie; l’importante è che ciò che si trasmette arrivi all’allievo, non importa quanto ci mette o di che cosa ha bisogno per arrivarci. Ma quanto detto appare sconosciuto ai più che, nelle trasmissioni televisive, parlano della scuola come di una macchina per sfornare laureati, nel numero (non nell’eccellenza raggiunta) che occorre per avvicinarsi alla media europea

L’efficienza è, quindi, per il Ministero d’Istruzione una questione di tempi. Bravura è sinonimo di conseguire la laurea nel minor tempo.

Bamboccioni. Si sarà puniti se si passa troppo tempo negli atenei senza conseguire la laurea. Forse che non si possa istruirsi gratuitamente, relazionandosi con gli altri studenti frequentanti, con i professori a disposizione, cioè senza un pezzo di carta che attesti la mia preparazione?

Eppure non capisco.

Bamboccio s. m.
1 [f. -a] bambino grassoccio
2 (fig.) uomo sciocco, goffo, immaturo; anche, irresoluto, privo di carattere. ACCR. bamboccione
3 pupazzo, fantoccio fatto per lo più di cenci.

Incentivi a chi si laurea negli anni previsti. Ma chi ha previsto la durata degli studi? Semmai è stata prevista la durata degli insegnamenti, del tempo necessario a riversare agli allievi gli argomenti delle materie di quella facoltà in particolare: l’apprendimento è ben altra cosa! Non si si può mettere le mani sull’apprendimento, è parte di ognuno di noi e dipende solo da noi, da come utilizziamo il mondo circostante per acquisire le conoscenze che ci interessano, che ci intrigano di più. Sì, proprio il mondo circostante è la variabile che ci condiziona; se il mondo circostante non coopera dando la possibilità ad ognuno di esprimersi al meglio, ma impone, vorrà dire che funzionerà da filtro tagliando fuori tutti coloro che non saranno in sintonia con il mondo stesso.

Bravura s. f.
1 qualità di chi è bravo; valentia, abilità | pezzo di bravura, esecuzione musicale o, anche, esercizio, prova che denotano grande abilità
2 (non com.) bravata, spacconata.

C’è da sperare che la bravura è ottenere la laurea nel minor tempo possibile non dimostri di essere in realtà, una spacconata, del tipo <Io ci sono riuscito e tu no>; che il tempo impiegato, accanto al voto finale (che già di per sé è un’assurdità), non diventi titolo nei concorsi o discriminatorio nel mondo del lavoro.

Abilità s. f.
1 l’essere abile; capacità acquisita con l’esperienza, con l’esercizio; bravura: un violinista di straordinaria abilità; abilità a, nel

Per come ci esprimiamo, la bravura è legata all’abilità, capacità acquisita con l’esperienza: l’esperienza è in relazione diretta con il tempo, occorre tempo per farsi esperienza, se non altro almeno per collezionare vari esempi di una certa situazione che si ripete più volte nel tempo, così come lavora anche l’intelligenza artificiale. E’ diffuso dire avere esperienza per sottolineare che si ha più giudizio, che si hanno i capelli bianchi, ove gli errori, appunto, sono un indicatore del numero di tentativi eseguiti per tarare la propria competenza.

Esperienza ant. esperienzia o sperienza o sperienzia, s. f.
1 conoscenza pratica della vita o di una determinata sfera della realtà, acquistata con il tempo e l’esercizio

Incentivo a chi si laurea negli anni previsti. E’ la stessa modalità con cui si dà il premio di maggioranza, una castroneria che è l’anticamera dell’oligarchia e della sordità alla democrazia, spodestando il Parlamento nel legiferare. La stabilità politica, che esiste solo se la stabilità è un punto di minimo, da cui non ci si muove più se non grazie a un evento esterno forte.
Come dare l’incentivo? Sui voti, così da falsare la media dei voti all’esterno dell’ambito universitario? Oppure uno sconto sui tirocini? O sulle prove di esame da sostenere? Si spera non sul curriculum vitae et studiorum dell’allievo, come avveniva per le graduatorie USP per quei docenti che insegnavano in sedi disagiate? Un suggerimento meno incruento sulla preparazione dell’allievo è dal punto di vista economico: sgravi tangibili, non regalini di facciata o borse di studio da spendere obbligatoriamente in qualche altra università o azienda che sia, sulle tasse da pagare, o, meglio, gratificazioni economiche (si taglia indiscriminatamente ovunque per dare a pochi, quelli meritevoli, mah) da spendere senza nessun legame al mondo universitario, lasciando l’allievo libero di decidere (in grado, così, di pagare le tasse per l’anno seguente, anche se questo dovesse diventare un fuori corso…).
Oops, incentivo o gratificazioni, bonus o …

premio
Sinonimi/Contrari 1 (per un atto meritevole) Sin. ricompensa, riconoscimento, compenso, gratificazione, omaggio Contr. castigo, punizione
2 (in una competizione sportiva e sim.) Sin.trofeo
3 (letterario, cinematografico e sim.) Sin.concorso, gara; festival
4 (in concorsi e lotterie) Sin. vincita
5 (aziendale, di produttività) Sin. gratifica, gratificazione, rimunerazione, incentivo; bonus (spec. ai dirigenti) Contr. penalizzazione.

oops, al punto 5 si legge che sono termini attinenti al mondo aziendale, di produttività...che continua a ispirare tutti gli interventi sulla cosa pubblica. Il consiglio dei ministri potrà assomigliare a un consiglio di amministrazione aziendale, ma al di sopra c’è il Parlamento e l’interesse per tutti i cittadini.

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In arrivo l’università con la Q maiuscola…

Pubblicato da lasquola su giovedì 6 novembre 2008

Ecco in ordine temporale che cosa è accaduto.
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Fonte.

Università, Fitto: cdm vara decreto e linee guida riforma

logo_reuters_media_it Reuters – da 41 minuti (ore 17:25)

ROMA (Reuters) – Il consiglio dei ministri ha varato oggi il decreto legge e le linee guida della riforma dell’università, secondo quanto riferito dal ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto.

Il cdm di oggi era chiamato ad approvare un dl contenente disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l’efficienza del sistema universitario e le linee guida per l’università incentrate su “autonomia, responsabilità e merito”, secondo quanto riportato stamani dall’ordine del giorno del consiglio.

A breve il ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini dovrebbe illustrare i contenuti dei provvedimenti.
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Fonte.

Università: Cdm vara decreto, riforma concorsi, restano tagli

logo_reuters_media_itReuters – da 3 ore 31 minuti

ROMA (Reuters) – Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi un decreto legge e le nuove linee guida per la riforma dell’università, e la ministro Maria Stella Gelmini ha annunciato che tra le novità introdotte con la decretazione urgente ci sono il finanziamento delle borse di studio per tutti gli studenti meritevoli, nuove regole per i concorsi e mezzo miliardo di euro per le università “di qualità”.

Ma al tempo stesso, ha detto Gelmini, confermando che i tagli già decisi per il 2010 dalla legge 133 restano, il governo chiede agli atenei di attuare alcuni tagli come “l’eliminazione dei corsi inutili, frequentati da pochissimi studenti”, e di impegnarsi a non aumentare il numero delle sedi distaccate.

E se le università capaci di mostrare la qualità della loro ricerca saranno premiate dai finanziamenti, quelle “non virtuose” saranno penalizzate e non potranno assumere docenti e personale amministrativo, avverte la ministro.

In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, Gelmini ha detto che il governo ha deciso di stanziare 135 milioni di euro per le per le borse di studio destinate a studenti “meritevoli e capaci”, aggiungendo che “per la prima volta 180mila ragazzi riceveranno la borsa di studio”.

Il decreto, ha detto la responsabile del dicastero dell’Istruzione e dell’Università, stanza altri 65 milioni di euro per le residenze universitarie, in modo da poter ospitare un maggior numero di studenti.

Sulla borse di studio e sulle residenze universitarie, ha detto Gelmini, il governo ha recepito alcune richieste della mozione approvata dal consiglio nazionale degli studenti universitari.

NO A BLOCCO CONCORSI, MA CAMBIANO COMMISSIONI

Le misure decise oggi dal Cdm – presieduto dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, perché il premier Silvio Berlusconi è impegnato in una visita in Russia – riguardano anche i concorsi universitari per docenti e ricercatori.

“Non ci sarà il blocco dei concorsi già banditi. Cambierà, però, il meccanismo per la composizione delle commissioni di valutazione, dettato dal sorteggio. Questa è la motivazione del ricorso alla decretazione d’urgenza”, ha detto Gelmini.

“Abbiamo voluto dare un segnale di forte discontinuità, cambiare il meccanismo di composizione delle commissioni di valutazione, che saranno composte da un membro interno e da una elezione del triplo dei membri della commissione, a cui seguirà il sorteggio, per garantire che i concorsi avvengano nella maniera più trasparente possibile”.

In pratica, ha spiegato la ministro, si procederà prima ad eleggere 12 candidati esterni, tra le cui fila verranno sorteggiati quattro nomi che si andranno ad aggiungere a quelli del membro interno.

Il nuovo sistema, ha assicurato l’esponente del governo, posticiperà solo “di poche settimane” i concorsi, perché le nuove commissioni dovrebbero essere insediate entro il mese di gennaio 2009.

Gelmini ha confermato il blocco del turn over dei docenti, in una misura che passa dal 20% al 50%, ma ha spiegato che sarà un vincolo di spesa, non di numero di posti, e che dunque le università potranno comunque assumere giovani ricercatori e docenti – anche in numero di due-tre – al posto dei professori che vanno in pensione, “a costo inalterato”.

Non è chiaro però se questo significhi che i nuovi assunti riceveranno stipendi più bassi, e in che misura.

Per gli enti di ricerca, ha invece detto la ministro, ci sarà lo sblocco del turn over.

CINQUECENTO MILIONI PER ATENEI “DI QUALITA’”. MA TAGLI RESTANO

Nel decreto, è previsto anche lo stanziamento di 500 milioni di euro – circa il 7% del Fondo universitario statale, ha detto Gelmini – per “in maniera meritocratica” alle università sulla base della “qualità della ricerca”, valutata con appositi indicatori.

Gli atenei “non virtuosi” saranno invece penalizzati, “non potranno assumere nuovi concorsi e assumere altro personale docente e amministrativo”.

Il Cdm di oggi ha anche approvato le linee guida per l’Università che sono, in sostanza, una base di discussione in vista probabilmente di un disegno di legge. Le “guidelines”, ha detto Gelmini, riguardano la riforma del reclutamento di docenti e ricercatori, dei dottorati di ricerca, della valutazione e anche della “governance” degli atenei.

E oggi, dunque, dopo che il governo nei giorni scorsi ha proceduto spedito per arrivare all’approvazione della riforma della scuola elementare nonostante le proteste di piazza, Gelmini ha lanciato un appello al “confronto”, invitando “chi vuole contribuire a questa sfida” a partecipare all’elaborazione di “una riforma che sia condivisa”.

Un appello rivolto al mondo universitario, al Parlamento e “a tutto il Paese”, ha detto la ministro.

Gelmini però ha ammesso che intanto restano i tagli previsti dalla legge 133 – approvata d agosto e fortemente contestata da studenti, docenti e rettori – per il 2010, stimati in circa 1,5 miliardi di euro

Però “abbiamo un anno e più per cominciare un percorso di riforme”, ha detto la ministro, raffermando che con la razionalizzazione dei corsi di laurea chiesti agli atenei si potrebbero creare risparmi “per rendere quel taglio meno doloroso”.

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Per la scuola superiore si è anche parlato di 24 ore al posto delle 30 ore attuali, a immagine e somiglianza della riduzione delle ore degli insegnamenti universitari dalle 90/100 degli anni ottanta alle circa 60 senza contare vacanze e ponti.
Per le scuola superiore tecnica, altresì, la contrazione delle ore è dovuta anche alla proposta di incrementare le ore per l’insegnamento dell’educazione civica…

Post in via di completamento

Post in via di completamento

Nota. Bisogna incentrarsi sui contenuti: più volte, non un errore di battitura quindi, l’articolo Reuters conia “la ministro“, non una volta ma 8 (dico otto) volte. Dunque, si dice da tempo più qualità nella scuola, quando per arrivarci la scuola deve innanzitutto essere luogo di istruzione, di inalazione di conoscenza negli studenti (permettendo che questi possano di loro iniziativa prendersi un antidoto…in tal caso, che si dirigano verso le scuole di formazione, oops che non ci sono); poca istruzione unita a scarso apprendimento dà luogo a termini come “la ministro“, checché si possa parlare di competenza nel lavoro di giornalista. Un vocabolario online potrebbe essere di aiuto:

Ministro s. m.

1 chi esercita un alto ufficio, agendo in nome e per conto di un’autorità o un’entità superiore: i ministri di Dio, i sacerdoti, o anche gli angeli | (fig.) chi svolge un’opera attiva per la diffusione di qualcosa: essere, farsi ministro di pace

4 ciascuno dei membri del governo preposti ai vari dicasteri: ministro degli esteri, di grazia e giustizia; il consiglio dei ministri; il nuovo ministro è una donna | ministro senza portafoglio, membro del governo che non è preposto a un dicastero ma ha egualmente rango di ministro e svolge incarichi particolari. SPREG. ministruccio PEGG.ministraccio

E’ sostantivo maschile; ministra, al contrario, significherebbe un’altra cosa

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Guerra di numeri: chi avrà ragione?

Pubblicato da lasquola su martedì 14 ottobre 2008

Gli organi di stampa non fanno molta pubblicità al malcontento nella sCuola italiana. Ecco qui un manifesto:

I numeri nella sQuola.

Sarebbe interessante poter capire quale sia la sorgente che origina i numeri che, oramai dalla fine dello scorso anno scolastico, 2007/2008, ambedue gli schieramenti politici forniscono attraverso i media. Nel frattempo, per avere un riscontro sulla veridicità dei numeri occorrerà aspettare:

Numeri da capogiro.

Numeri da capogiro.

Le scuole con meno di 500 studenti. Ho trascorso tutto il tirocinio in una scuola grande nelle dimensioni del personale docente: circa 1200 docenti. Per loro due sale per riunione, ognuna con tre tavoli uniti a formare una u, otto sedie (di dubbia fattura – legge 286? -), due postazioni di lavoro al computer e gli armadi giusto a coprire le necessità di archivio dei registri. Collegio dei docenti ingestibile, ridotto a una mera successione di votazioni ad alzata di mano (contate da tre docenti volenterosi – o leccapiedi -). Preside assente nelle sue funzioni di dirigente scolastico, come vuole la legge sull’autonomia scolastica, che delega a vice-preside e docenti vari. Un carrozzone che va praticamente avanti per inerzia. Praticamente un mini-Ministero!
La volontà di eliminare le scuole con meno di cinquecento studenti, di fatto, va a costruire scuole di grandi dimensioni che non funzionano appieno, che vanno a rilento, che si rinnovano con lentezza, che annegano nella burocrazia.

Sotto questo aspetto, si taglia l’organico dei dirigenti scolastici!

…non solo l’organico di docenti e personale vario. Quindi, stagnazione dei corsi di preparazione per dirigenti scolastici, di relativi master per accrescerne le competenze; diminuiranno anche gli introiti delle università che allestiscono questi master…

In verità, a suggellare quanto debba essere grossa una scuola ci pensa il DPR 18 giugno 1998, n. 233, che non fa male ricordare. All’articolo 1 si legge:

Art. 1 – Finalità

  1. Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche ha la finalità di garantire l’efficace esercizio dell’autonomia prevista dall’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n.59, di dare stabilità nel tempo alle stesse istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l’esercizio del diritto all’istruzione.
  2. Il dimensionamento è altresì finalizzato al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici programmati, mediante l’inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione.
  3. Il raggiungimento delle dimensioni stabilite a norma del comma 1 ha l’ulteriore finalità di assicurare alle istituzioni scolastiche la necessaria capacità di confronto, interazione e negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali e le associazioni operanti nell’ambito territoriale di pertinenza.

Non vi sono elementi di tipo economico, di spesa (l’istruzione non può essere paragonata a una azienda, che per funzionare bene deve produrre per essere in attivo e reinvestire). L’istruzione, se funziona davvero, fa spendere molto, per reinvestire la preparazione, raggiunta dalla popolazione scolastica, nel tessuto economico, sociale e culturale per un sano progresso. Inutile, però, richiamarne l’ottimalità, poiché il DPR si rimangia quasi tutto nell’Art.2:

Art. 2 – Parametri

  1. L’autonomia amministrativa, organizzativa, didattica e di ricerca e progettazione educativa, è riconosciuta alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ivi comprese quelle già dotate di personalità giuridica, che raggiungono dimensioni idonee a garantire l’equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell’offerta formativa. A tal fine sono definiti, a norma dell’articolo 3, gli ambiti territoriali, di ampiezza differenziata a seconda del grado di istruzione, nei quali va assicurata la permanenza e la stabilità delle suddette istituzioni, con particolare riguardo alle caratteristiche demografiche, geografiche, economiche, socio-culturali del territorio, nonché alla sua organizzazione politico-amministrativa.
  2. Ai fini indicati al comma 1, per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni; tali indici sono assunti come termini di riferimento per assicurare l’ottimale impiego delle risorse professionali e strumentali.
  3. Nelle piccole isole, nei comuni montani, nonché nelle aree geografiche contraddistinte da specificità etniche o linguistiche, gli indici di riferimento previsti dal comma 2 possono essere ridotti fino a 300 alunni per gli istituti comprensivi di scuola materna, elementare e media, o per gli istituti di istruzione secondaria superiore che comprendono corsi o sezioni di diverso ordine o tipo, previsti dal comma 6; nelle località sopra indicate che si trovino in condizioni di particolare isolamento possono, altresí, essere costituiti istituti comprensivi di scuole di ogni ordine e grado. L’indice massimo di cui al comma 2 può essere superato nelle aree ad alta densità demografica, con particolare riguardo agli istituti di istruzione secondaria con finalità formative che richiedono beni strutturali, laboratori ed officine di alto valore artistico o tecnologico.

cercando, però, di spiegarsi meglio, al comma 6 tramite l’invenzione degli istituti comprensivi,

    6. Qualora le singole scuole non raggiungano gli indici di riferimento sopra indicati, sono unificate orizzontalmente con le scuole dello stesso grado comprese nel medesimo ambito territoriale o verticalmente in istituti comprensivi, a seconda delle esigenze educative del territorio e nel rispetto della progettualità territoriale.

Accorpare tra loro scuole, eliminando quelle piccole (una scuola con 500 studenti non è assolutamente piccola!), non si riducono le spese: un’istituzIone formata da 10 elementi spende più di 10 volte la spesa sostenuta da ogni singolo elemento, se questo operasse da solo. Un ragionamento che fu seguito nel passato, quando si eliminarono le scuole della finanza per portarle tutte unite in un’unica grande scuola a Roma: si disse <<per ridurne i costi>>; e così, via la scuola di finanza dall’Elba! Un gettito di un paio di miliardi di lire all’anno, che improvvisamente venne a mancare a tutte le realtà locali, soprattutto da ottobre ad aprile. E dall’inverno del 2000 i bar e i ristoranti (almeno quelli aperti) dovettero piano piano togliere le sale con la televisione a schermo gigante, inutili per le due/tre persone nei loro locali. La conseguenza fu un ambiente ancora più triste e meno servito per tutti gli abitanti propri dell’isola d’Elba.
Per la sCuola il riferimento sono gli allievi; se occorrono dieci classi, occorreranno 10 lampadine, sia se le classi sono distribuite in due istituti scolastici sia se le classi verranno inglobate in un unico istituto (certo, risparmiate le lampadine dell’ufficio del dirigente scolastico, delle scale per entrare e uscire, degli squallidi uffici del reparto amministrativo). Parimenti per i docenti, che non potranno, per forza di cose, essere né meno né di più.
Si risparmierà l’ICI, con conseguente meno gettito ai Comuni…

Parimenti alla riforma dell’università, anche in questo caso meno ore di lezione, da 30 a 24: cinque ore al giorno e ripristino del sabato fascista! Solo che, in questo caso, ognuno non sarà costretto ad adoperarsi per il Paese.

Questo riguarderà a breve la scuola elementare.

Poi, si passerà alla scuola media.

Alla fine alle superiori.

Nessuno avrà avuto ragione, ci rimetterà SOLO anche QUELL’UNICO DOCENTE a cui verrà negato, con i tagli di natura economica, di lavorare, dopo aver acquisito varie specializzazioni necessarie (direi, quasi obbligatorie data la natura educativa e formativa della tipologia lavorativa) a espletare meglio le sue inclinazioni per l’insegnamento.

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Anche le università hanno la Q maiuscola!

Pubblicato da lasquola su mercoledì 1 ottobre 2008

Fonte.

» 2008-10-01 21:10
Universita’: aumenta la protesta
Sotto accusa tagli finanziaria e “liquidazione” dei precari
(ANSA) – ROMA, 1 OTT – Sale la temperatura nelle universita’ italiane e tra i ricercatori, in attesa del piano programmatico annunciato dal ministro Gelmini. Cominciano le proteste contro un provvedimento del governo che, secondo lavoratori e sindacati, se approvato bloccherebbe il processo di stabilizzazione in questi settori, provocando migliaia di licenziamenti e mettendo in ginocchio il sistema pubblico di ricerca e universita’.

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Dopo la trasformazione dei corsi di laurea da cinque anni (vecchio ordinamento) a tre più due (nuovo ordinamento), senza parlare del numero totale di ore per insegnamento passato dalle circa novanta/cento ore a poco meno di sessanta, vacanze escluse, e della instaurazione dei crediti formativi universitari, che non servono a granché dato che sono praticamente uguali per tutti gli esami, è finito il sogno di una scuola pubblica di eccellenza?

I cervelli, o meglio, quei precari che, per fare gavetta, continuano a fare ricerca e lezioni per poche migliaia di lire, ora dovranno veramente abbandonare l’Italia!

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