| » 2008-11-09 15:14 |
| Universita’: fuoricorso, piu’ rigore |
| Allo stidio del ministero incentivi per chi laurea in tempi |
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(ANSA) – ROMA, 9 NOV – Allo studio del ministero dell’Universita’ incentivi a chi si laurea negli anni previsti, o limitando al minimo il periodo fuori corso. Non solo tagli, piu’ efficienza e nuove regole per i concorsi, quindi, nella riforma degli atenei ma anche una sferzata ai ‘bamboccioni’, con norme piu’ rigide per chi passa troppo tempo nelle facolta’ senza arrivare alla laurea. |
Esistono università che suddividono l’anno accademico in tre tronconi temporali, a iniziare già dal primo anno; gli studenti appena diplomati, dunque, abituati a tutto un altri tipo di metodo di studio si trovano forzatamente coinvolti in una corsa, sia nel seguire le materie sia nel sostenere gli esami nel brevissimo tempo a loro disposizione.
I diplomati si trovano a seguire una decina di materie in tutto, suddivise in un primo troncone da ottobre a inizio dicembre, in un secondo da gennaio a inizio marzo e un terzo da metà aprile a fine giugno, con ogni materia avente una durata di circa 60 ore al massimo.
Gli esami si sostengono a fine corso con una prova scritta seguita da una prova orale; nel giro di poco più di un mese dovranno sostenere i tre esami per un totale di sei prove per ogni sessione, che sono tre all’anno: questo se supereranno positivamente gli esami. Gli appelli sono due per ogni materia a sessione (le sovrapposizioni delle date dei singoli esami è all’ordine del giorno, n.d.r.), per cui per ogni prova di esame negativa si sommano altre due prove, la scritta seguita dall’orale. E’ facile intuire quanto sia deleterio questo tipo di approccio allo studio universitario, con conseguente abbassamento della media dei voti e qualità dell’apprendimento; quest’ultimo è praticamente inesistente e indirizzato al mero superamento degli esami di profitto. Inutile far osservare quanto sia ridotto il tempo per approfondire gli argomenti appresi a lezione, per cui tutti gli sforzi si riducono a superare gli esami. E non si può fare gli schizzinosi sul voto conseguito: se vale la relazione tra voto e bravura nella materia certamente non si può che prendere atto dell’ impossibilità di raggiungere l’eccellenza ripetendo l’esame, in maniera da capire che cosa non ha funzionato durante la preparazione dell’esame; il voto va preso, non lo si può rifiutare; la coscienza che conseguire la laurea è importante a tutti i costi, poi, non fa che peggiorare la situazione.
Non è quindi possibile impostare, per il miglior apprendimento delle conoscenze che vengono riversate a fiumi durante le lezioni, il proprio metodo di studio: eh, sì proprio quello che contraddistingue uno studente da un altro, fermo restando l’obiettivo di conseguire la padronanza degli argomenti oggetto della qualifica universitaria. Proprio quello che differenzia l’ipermedialità dalla multimedialità, la prima a favore dell’allievo, la seconda a favore del docente, esclusivo gestore dei prodotti tecnologici per l’educazione. E’ proprio nella modalità comunicativa diversificata che si aiuta l’allievo (non più studente) a migliorare il proprio stile di apprendimento, o almeno a renderlo consapevole che ha un proprio stile di apprendimento: a chi è più consono il libro di testo, a chi la comunicazione visiva, a chi quella verbale, a chi l’operatività pratica senza la quale non riesce a mettersi in relazione e a dare un senso alle lezioni cosiddette frontali, importantissime, tra l’altro, per costruire il terreno, intriso di nozioni, su cui si muoveranno gli allievi. L’obiettivo da conseguire è l’apprendimento dell’allievo, più o meno lungo temporalmente, più o meno bisognoso di aiuti da parte dei docenti, di attrezzature ausiliarie; l’importante è che ciò che si trasmette arrivi all’allievo, non importa quanto ci mette o di che cosa ha bisogno per arrivarci. Ma quanto detto appare sconosciuto ai più che, nelle trasmissioni televisive, parlano della scuola come di una macchina per sfornare laureati, nel numero (non nell’eccellenza raggiunta) che occorre per avvicinarsi alla media europea
L’efficienza è, quindi, per il Ministero d’Istruzione una questione di tempi. Bravura è sinonimo di conseguire la laurea nel minor tempo.
Bamboccioni. Si sarà puniti se si passa troppo tempo negli atenei senza conseguire la laurea. Forse che non si possa istruirsi gratuitamente, relazionandosi con gli altri studenti frequentanti, con i professori a disposizione, cioè senza un pezzo di carta che attesti la mia preparazione?
Eppure non capisco.
| Bamboccio | s. m. 1 [f. -a] bambino grassoccio 2 (fig.) uomo sciocco, goffo, immaturo; anche, irresoluto, privo di carattere. ACCR. bamboccione 3 pupazzo, fantoccio fatto per lo più di cenci. |
Incentivi a chi si laurea negli anni previsti. Ma chi ha previsto la durata degli studi? Semmai è stata prevista la durata degli insegnamenti, del tempo necessario a riversare agli allievi gli argomenti delle materie di quella facoltà in particolare: l’apprendimento è ben altra cosa! Non si si può mettere le mani sull’apprendimento, è parte di ognuno di noi e dipende solo da noi, da come utilizziamo il mondo circostante per acquisire le conoscenze che ci interessano, che ci intrigano di più. Sì, proprio il mondo circostante è la variabile che ci condiziona; se il mondo circostante non coopera dando la possibilità ad ognuno di esprimersi al meglio, ma impone, vorrà dire che funzionerà da filtro tagliando fuori tutti coloro che non saranno in sintonia con il mondo stesso.
| Bravura | s. f. 1 qualità di chi è bravo; valentia, abilità | pezzo di bravura, esecuzione musicale o, anche, esercizio, prova che denotano grande abilità 2 (non com.) bravata, spacconata. |
C’è da sperare che la bravura è ottenere la laurea nel minor tempo possibile non dimostri di essere in realtà, una spacconata, del tipo <Io ci sono riuscito e tu no>; che il tempo impiegato, accanto al voto finale (che già di per sé è un’assurdità), non diventi titolo nei concorsi o discriminatorio nel mondo del lavoro.
| Abilità | s. f. 1 l’essere abile; capacità acquisita con l’esperienza, con l’esercizio; bravura: un violinista di straordinaria abilità; abilità a, nel… |
Per come ci esprimiamo, la bravura è legata all’abilità, capacità acquisita con l’esperienza: l’esperienza è in relazione diretta con il tempo, occorre tempo per farsi esperienza, se non altro almeno per collezionare vari esempi di una certa situazione che si ripete più volte nel tempo, così come lavora anche l’intelligenza artificiale. E’ diffuso dire avere esperienza per sottolineare che si ha più giudizio, che si hanno i capelli bianchi, ove gli errori, appunto, sono un indicatore del numero di tentativi eseguiti per tarare la propria competenza.
| Esperienza | ant. esperienzia o sperienza o sperienzia, s. f. 1 conoscenza pratica della vita o di una determinata sfera della realtà, acquistata con il tempo e l’esercizio |
Incentivo a chi si laurea negli anni previsti. E’ la stessa modalità con cui si dà il premio di maggioranza, una castroneria che è l’anticamera dell’oligarchia e della sordità alla democrazia, spodestando il Parlamento nel legiferare. La stabilità politica, che esiste solo se la stabilità è un punto di minimo, da cui non ci si muove più se non grazie a un evento esterno forte.
Come dare l’incentivo? Sui voti, così da falsare la media dei voti all’esterno dell’ambito universitario? Oppure uno sconto sui tirocini? O sulle prove di esame da sostenere? Si spera non sul curriculum vitae et studiorum dell’allievo, come avveniva per le graduatorie USP per quei docenti che insegnavano in sedi disagiate? Un suggerimento meno incruento sulla preparazione dell’allievo è dal punto di vista economico: sgravi tangibili, non regalini di facciata o borse di studio da spendere obbligatoriamente in qualche altra università o azienda che sia, sulle tasse da pagare, o, meglio, gratificazioni economiche (si taglia indiscriminatamente ovunque per dare a pochi, quelli meritevoli, mah) da spendere senza nessun legame al mondo universitario, lasciando l’allievo libero di decidere (in grado, così, di pagare le tasse per l’anno seguente, anche se questo dovesse diventare un fuori corso…).
Oops, incentivo o gratificazioni, bonus o …
| premio | |
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| Sinonimi/Contrari | 1 (per un atto meritevole) Sin. ricompensa, riconoscimento, compenso, gratificazione, omaggio Contr. castigo, punizione 2 (in una competizione sportiva e sim.) Sin.trofeo 3 (letterario, cinematografico e sim.) Sin.concorso, gara; festival 4 (in concorsi e lotterie) Sin. vincita 5 (aziendale, di produttività) Sin. gratifica, gratificazione, rimunerazione, incentivo; bonus (spec. ai dirigenti) Contr. penalizzazione. |
oops, al punto 5 si legge che sono termini attinenti al mondo aziendale, di produttività...che continua a ispirare tutti gli interventi sulla cosa pubblica. Il consiglio dei ministri potrà assomigliare a un consiglio di amministrazione aziendale, ma al di sopra c’è il Parlamento e l’interesse per tutti i cittadini.

